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636. Introduzione – La Triplice Via del Fuoco di Raphael

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La “Via del Fuoco” di Raphael è quella via operativa che porta all’accensione del Fuoco, al dominio e direzione del Fuoco, alla soluzione dello stesso Fuoco.
Questo processo realizzativo, in accordo con la Tradizione iniziatica, si concretizza in tre linee operative, favorendo le qualificazioni di ciascuno:

a Realizzazione secondo l’Alchimia
(Sezione I, capitolo I).

b Realizzazione secondo l’Amore del Bello
(Sezione I, capitolo II).

c Realizzazione secondo la Metafisica tradizionale
(Sezione I, capitolo III).

Che cosa intende Raphael per Alchimia?
La trasmutazione del “piombo” in Oro lucente e radiante, la trasmutazione di tutte le nostre potenze psicofisiche individuate in Potenze universali; ciò implica una profonda rettificazione e distillazione del nostro fuoco terrestre individuato sì da renderlo Fuoco che tutto compenetra, illumina e risolve.

Quando l’individuo, isolatosi nell’estrema periferia del cosmo-vita, per un atto di rivolgimento, conversione, rettificazione, rientra nel Centro polare allora, da semplice individuo-ente in balia delle correnti karmiche, si risolve nell’Uomo universale (Adam kadmon), sì da stabilizzarsi nel proprio Cuore, e quindi nel Cuore del tutto.
Per avere questa consapevolezza di Risveglio occorre che il discepolo esperimenti da le fasi dell’Opera dopo essersi distaccato da tutte quelle consuetudini sociali che sono espressioni dell’uomo che “si lascia vivere” più che vivere. L’aiuto, pertinente e opportuno, viene per il discepolo che sa bussare; ma occorre precisare che l’Alchimia, come qualsiasi altra Via di realizzazione, non è una filosofia teoretica fine a se stessa, ma è una Filosofia di morte-rinascita, una Filosofia che insegna a morire da vivi: ciò implica attuare una totale rivoluzione nel modo di pensare, sentire e agire.
L’individuo spesso si appropria mentalmente di una filosofia e non fa neanche in tempo ad assimilarla che già si trova sul piano dell’estroversione, della didattica e del proselitismo: parlare di Alchimia, o Ermetismo, non è tanto difficile, è difficile viverla, applicarla su di sé prima che sugli altri.
Chi si sta scavando la “fossa” con le proprie mani non ha il tempo di estrovertersi, di cianciare o di essere catturato dall’”oggetto sociale”.
Nei sintetici aforismi alchemici, Raphael propone quattro frasi, che ovviamente sono quelle tradizionali dell’Alchimia:

1 Rettificazione dei Fuochi.

2 Fissazione del Fuoco-mercurio.

3 Separazione del Fuoco-mercurio rettificato.

4 Congiunzione col Fuoco-zolfo.

La modalità di porgere di Raphael non è discorsiva perché il suo intento non è quello di erudire, ma di indicare, a coloro che sono pronti, una precisa posizione coscienziale da realizzare. Quindi, questi aforismi possono anche deludere i più, ma possono essere preziosi per quei pochi i quali più che pensare di Essere vogliono Essere.
Il secondo capitolo della sezione prima è dedicato alla realizzazione secondo l’Amore del Bello. È la via per coloro che hanno sensibilità all’”Estetica trascendentale”” come Armonia-Accordo intelligibile. Secondo Coomaraswami, Brahman, o l’Essere supremo, può essere inteso come Bellezza, Verità, Perfezione secondo che lo si consideri dal punto di vista estetico, epistemologico o etico.
L’Arte è un’espressione della Bellezza; la scienza, in senso lato, della Verità; l’etica della Perfezione; mentre la philosophia perennis, o metafisica tradizionale, le abbraccia tutte.
Ciò dimostra che queste tre espressioni non sono altro che un’unità: la Bellezza contiene in sé la Verità e la Perfezione, la Verità contiene in sé la Bellezza e la Perfezione, e la Perfezione non può non contenere la Bellezza e la Verità.
La teoria dell’Arte tradizionale nel suo insieme, sostiene Ananda K. Coomaraswami, punta sui seguenti concetti fondamentali:

1 l’esperienza estetica è un’estasi in sé imperscrutabile ma, nella misura in cui è definibile, è un diletto della ragione;

2 l’opera d’arte, nel suo fungere da stimolo per lo spirito a liberarsi dai lacci della visione, nasce ed acquista sostanza solo a condizione di mirare a fini specifici. Il cielo e la terra sono fusi nell’analogia dell’arte che avvia la sensazione a comporsi nella sfera dell’intelligibile e tende a quest’ultima perfezione in cui il contemplante scorge tutte le cose rispecchiare in se stesso.

Il più grande capolavoro che l’individuo possa compiere è quello di rendersi “bello” sull’archetipo della Bellezza divina (Estetica trascendentale).

“È necessario che il veggente si faccia prima simile e affine a ciò che deve essere visto, e poi si applichi alla visione. Come l’occhio non riuscirebbe mai a vedere il sole, se non divenisse solare, così l’anima non può contemplare la bellezza se non diviene essa stessa bella. Suvvia! Divenga, anzitutto, ciascuno deiforme e bello, se intende contemplare e Dio e il Bello”.

“La Bellezza, nel suo più alto grado, è nell’ambito della vista; è anche dell’udito – e segue gli accostamenti delle parole – , e poi anche nella musica … Inoltre, al di là e al di sopra della sensazione, troveremo bellezza nei costumi, nelle azioni, negli atteggiamenti, nella scienza: v’è poi anche la bellezza della virtù. C’è qualcosa ancora che precede queste cose belle?”.

“C’è una Bellezza trascendente, che la sensazione non ebbe in sorte di raggiungere, ma l’Anima, pur senza organi sensoriali, vede e giudica. E noi dobbiamo, abbandonata giù giù la sensazione alla sua stessa attesa, ascendere e contemplare” 1 (Plotino, Enneadi: I, 6, IX; I, 6, I; I, 6, IV, Traduzione di Vincenzo Cilento, Laterza, Bari).

Il Fuoco dell’amore distoglie il pensiero dalle cose sensibili e innalza l’Anima alle cose intelligibili.

L’Amore per il Bello in sé distoglie lo sguardo dalle forme sensibili, che sono solo riflessi, ombre e imitazioni imperfette del Bello.

“Al primo grado si deve porre la bellezza, che è poi anche il bene; da esso deriva, immediatamente, lo Spirito come Bellezza. L’Anima poi è bella per lo Spirito. Le altre cose – azioni, costumi – sono belle, ormai, per la forma che vi imprime l’Anima. Anche i corpi, evidentemente (voglio dire, tutte le cose che hanno questo nome), sono pur creature dell’anima, la quale, divina particola di bellezza, rende bello, in proporzione dell’altrui capacità, tutto ciò che tocca e che domina” 1 (Ibid.: I, 6, VI).

Questo bello trascendente può essere realizzato risvegliando la vista, l’udito e il tatto interiori sì da vedere, udire e percepire, più che forme-quantità, le essenze-qualità, le essenze-qualità vitali. Il musico deve riuscire ad apprezzare, mediante la sua particolare sensibilità all’accordo, l’Armonia intelligibile o sacra, come l’amante deve trovare nell’Adamo l’accordo con l’universale sinfonia dell’amore.
Se i cinque sensi hanno apprezzato il bello del mondo sensibile, gradatamente essi devono lasciare il posto ad altri “sensi” sì da percepire e apprezzare il Bello del mondo intelligibile nei confronti del quale quello sensibile non è che un pallido riflesso. Le cose mutevoli della dimensione sensibile sono belle in quanto partecipano – più o meno perfettamente – della Bellezza delle eterne Idee del piano intelligibile.

È una via di Realizzazione tradizionale difficile quella che Raphael propone nel secondo capitolo e in altri contesti della Collezione Vidya (si veda: Iniziazione alla Filosofia di Platone, il capitolo dedicato all’Ascensione dell’Eros filosofico, e La Scienza dell’Amore); difficile perché bisogna avere una peculiare sensibilità all’Accordo-Armonia che non è di ordine prettamente emotivo-sensoriale.
Il terzo capitolo è dedicato alla “Via metafisica”; è utile a quanti, abbandonando la mente discorsiva limitata, vogliono entrare nel dominio dell’Intellettualità pura (noesis). In questa dimensione le due strade precedenti si fondono perché nell’Uno-senza-secondo si risolvono tutte le quantità (numero) e tutte le qualità (toni).
Ciò che può far deviare dal primo sentiero è l’impurità di cuore, quindi la non adeguata rettificazione delle potenze; ciò che può far deviare dal secondo sentiero è il sentimento appropriativo estrovertito verso il mondo delle forme;ciò che può far deviare dal terzo sentiero è la mente analitica selettiva e proiettiva che blocca l’apertura all’Intellettualità pura, che sola può offrire Conoscenza d’identità, in cui spariscono il soggetto e l’oggetto di conoscenza. Noi abbiamo tre “sensi”, quello corporeo per conoscere il mondo materiale, quello razionale per conoscere se stessi nella propria intimità profonda, quello contemplativo per conoscere il mondo divino o dell’intellibile puro.
Quando c’è sete di svelare il vero, il Bello e il Volere divini, questi sentieri possono essere seguiti senza pericoli, e la grande Vita offre di certo tutte le opportunità che possono necessitare.
I capitoli della seconda sezione sono di complemento e di ausilio ai primi tre della prima sezione, toccano delle note specifiche per l’orientamento dell’ascesi. Per esempio, il capitolo dedicato alla “Sovrapposizione” è pertinente e di complemento al terzo capitolo della prima sezione. Così, “Non-desiderio”, “Io empirico”, ecc., sono di complemento al primo capitolo. Altri, invece, sono di ausilio a tutti e tre i capitoli.

Edizioni Asram Vidya
tratto da La Triplice Via del Fuoco

 


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