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740. Teosofia e profetismo pedagogico: Capitini, Montessori e Ubaldi di Gaetano Mollo

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Il vento della teosofia soffia ovunque, là dove può essere colto con spirito aperto ed accolto con atteggiamento meditativo. È un vento ispiratore ed evocativo, che difficilmente si lascia rinchiudere in recinti protetti e con altrettanta rarità entra nei grandi palazzi: l’ispirazione al senso religioso profondo ed il riferimento esistenziale fraterno ne rappresentano caratteristiche imprescindibili.
I casi di forti personalità morali ed intellettuali ne sono contemporaneamente sintomo ed esempio.

La passione religiosa nel pensiero di Capitini
Il centro del pensiero e dell'impegno di Aldo Capitini è sicuramente la passione religiosa. È la spinta verso una forma di “religione aperta” e dinamica - dove l’attenzione all’altro è riferimento di tensione etica e di continuo rinvio spirituale - che fa sì che essa si configuri come direzione di liberazione, permettendo di orientare l’uomo alla speranza attraverso l’impegno 1.
Tale visione si presenta come propulsività d’amore, in base al fatto che l’unità di tutti gli esseri è identificata e trovata appunto nell’amore. Non si tratta, in vero, d’amore sentimentale o d’amore erotico: quello di Capitini è un amore-apertura, quale dimensione di riferimento al Tu-tutti.
Per questo egli evidenzia due condizioni basilari per tale apertura: il sentirsi limitati e l’attenzione al tu 2.
Senza la percezione del senso del limite, infatti, l'uomo non può rimandare ad una dimensione d’infinitezza: solo nell’allargare lo sguardo verso i grandi orizzonti dell’immensità, solo allora si può svelare la via della religione, che è via d’incontro e d’espansione, nella dilatazione dello spirito.
Senza l’attenzione al tu l’essere umano non può ritrovarsi in un comune affratellamento. Per questo l’attenzione al tu passa per Capitini attraverso lo sforzo e l’impegno della prassi dell’amorevolezza, quale concreta ed autentica apertura verso ogni essere, nel riconoscere la comune appartenenza ed il diritto non solo di presenza, ma anche alla libertà ed allo sviluppo. 1

In tale “prassi d’amorevolezza” Capitini individua la fattiva volontà di trasformazione del reale, quale vera e propria “trasformazione rivoluzionaria”. Per questo lo spiritualismo capitiniano trova la sua attuazione in un autentico realismo rivoluzionario: il reale rappresenta un semplice inizio di quello che è definito come un “dramma di tensione al valore” 3. Tale dramma, tuttavia, è sempre all’interno di una speranza forte, concretata nell’educazione, intesa e vissuta come “celebrazione”, intravedendo nel fanciullo un elemento della realtà liberata 4. Senza tale tensione, infatti, non ci sarebbe elevazione spirituale, perché quest'ultima è continuo frutto di un cammino d’apertura e d’impegno. Ritorna la dimensione dell’apertura come svelamento del senso della vita e quindi del senso della verità, non come oggetto e risultato d’indagine speculativa, bensì come continua conquista di coscienza, che è essenzialmente coscienza appassionata della finitezza, e quindi del dolore, della morte, dell'ingiustizia sociale, che rinviano in quanto tali all’esigenza di liberazione.
La non-violenza diventa, per questo, il modo privilegiato di fronteggiare l’ingiustizia, come atto d’amore aperto e comunione con l’Uno-tutti, nell’accoglienza d’una concezione omnicratica del potere. Ci si trova in tale strada - sempre secondo Capitini - quando si coltiva quotidianamente l’apertura a tutti, così da farla diventare un atteggiamento mentale ed un costume 5, che in quanto tale si svela come vero amore, in altre parole “apertura totale”, reso possibile dalla considerazione e rilevazione che “Dio è atteggiamento d’amore infinito” 6.
Al centro di tutta la riflessione capitiniana si pone il senso della compresenza, quale “vita da provare” e non tanto oggetto di mera conoscenza. Per questo egli sostiene che “la vita religiosa è oggi essere innamorati attivamente della compresenza” 7, che richiede in quanto tale l’omnicrazia. Infatti, se la compresenza riguarda tutti gli esseri, appartenenti sia al passato sia al presente ed al futuro, ciò può determinare una corresponsabilità accomunante, in quanto che si è tutti partecipi della produzione dei valori. Così “appassionandoci per l’esistenza dei singoli esseri, noi a poco a poco li interiorizziamo talmente, che li sentiamo presenti per sempre dall'esistenza alla presenza. Il primo atto sta a noi, d’amare” 8.
Da tutto ciò discende una concezione d’una religione non consolatoria o dogmatica, bensì una religione dell’ulteriorità, dell’apertura e dell’incontro. Si può ritrovare, per questo, in Capitini un atteggiamento profetico di fondo, teso alla liberazione di tutto l’essere umano e volto verso l’apertura, ispirata dall’unità-amore del senso religioso.

La liberazione dell’umanità nella Montessori
Maria Montessori non casualmente si è incontrata con la Società Teosofica, accettandone l’invito a svolgere un ciclo di lezioni nella sede indiana di Adyar. La stessa pubblicazione dell’edizione inglese de La formazione dell’uomo, nel 1955, si realizzò presso la casa editrice teosofica e la maturazione di opere come Educazione per un mondo nuovo e Come educare il potenziale umano avvennero in tale momento e contesto. Per la pedagogista marchigiana tutto l’universo è un insieme intercomunicante, dove la legge interiore dell’uomo è riconosciuta come legge stessa di un piano cosmico, al di là di confini e religioni, così che la pace consista in una solidarietà forte, derivante da tale tendenza all’unità armoniosa. Dal senso d’unione di tutti i viventi la Montessori fa derivare la possibilità di un'autentica e duratura pace fra tutti i popoli e tutte le genti.
Da tale convinzione la Montessori fa discendere la sua concezione di un’educazione liberatrice, quale conseguenza di una visione del mondo ampia e prospettica, nella quale “l’uomo di oggi è il cittadino della grande nazione dell’umanità” 9. Da qui il suo senso di un’umanità diversa nelle sue forme e modalità culturali - tutte da rispettare e valorizzare 10- ma accomunata dall’idea di “uomo nuovo”, quale dover essere che il bambino stesso indica all’adulto, in forza della sua essenzialità e della sua semplicità. Per questo ella definisce il bambino come l’essere più possente dal punto di vista religioso ed in quanto tale capace d'ispirare la rigenerazione e la redenzione dell'umanità 11.
Questo percorso di rigenerazione la Montessori lo intende come un fenomeno dell’evoluzione, tale che il problema consista nell’acquisirne consapevolezza, per ampliarne la coscienza. Tale evoluzione viene, tuttavia, vista dalla pedagogista non solo come una semplice trasformazione, ma in forza anche di “aggiunte”, determinate dall’amore parentale.
Pertanto, da un lato si deve riconoscere l’esistenza nell’embrione spirituale, che è il bambino, di quelle che la Montessori definisce “sensibilità dirigenti”, da intendersi come elementi creativi interiori, da un altro lato si deve dar valore alla necessità del ricostruire, attraverso la forza dell'educazione, con un paziente lavoro di elaborazione di una “scienza dello spirito umano”. A tale scienza il compito più elevato, quale ideale universale al di sopradi tutti: la liberazione di tutta l’umanità. Per questo la Montessori a gran voce proclama: “bisogna che l’uomo raccolga tutti i suoi valori vitali, le sue energie, che le sviluppi, si prepari alla sua liberazione. Non è più il tempo di combattersi gli uni con gli altri, di cercare di sopraffarsi; si deve guardare all'uomo solo con lo scopo di elevarlo” 12.
Il questa prospettiva il bambino assurge quasi ad un simbolo spirituale, che da un lato rappresenta un modello ispiratore, da un altro la grande potenzialità di liberazione dell’essere umano. In tale ottica l’uomo è visto come un “essere superiore” dotato d’intelligenza, destinato al “gran compito” di “trasformare la terra, conquistarla, utilizzarla, costruendo un nuovo mondo meraviglioso, che supera e si sovrappone alle meraviglie della natura13.
Il processo educativo va ben al di là, così, di una riduttiva caratteristica di trasmissione socio-culturale, per assurgere ad una visione lungimirante, in cui l’integrazione fra uomo e natura si pone al centro di una dimensione dove l’atmosfera dello spirituale sembra avvolgere tutto. In tal senso l'utopia dell’educazione cosmica viene a stagliarsi al di sopra di ogni concezione particolare, nel presupposto e nella convinzione della presenza avvolgente di un’armonia universale, intuibile e percepibile da ogni latitudine ed in ogni condizione culturale. 9

Il processo di riunificazione secondo Ubaldi
Pietro Ubaldi, attraverso il suo farsi disponibile alla risonanza spirituale, ci guida verso l’intuizione d’una visione dell’universo sincretica, corrispettiva all’evoluzione della coscienza. Dall’esigenza di controbilanciare la dispersione delle conoscenze, Ubaldi intraprende un metodo di riflessione dapprima intuitivo e poi deduttivo, per cogliere la sintesi del senso dell’esistenza 14. Sua convinzione è che l’evoluzione sia giunta a portare l’umanità sulla soglia d’una nuova fase 15, dove il rinnovamento sta rappresentando un orientamento verso uno stato organico-unitario dell’umanità. Così, per il pensatore folignate all’uomo si prospetta l’opportunità di evolvere, progredendo nella gioia e liberandosi dalle forme inferiori d’esistenza, realizzando progressivamente il pensiero di Dio 16.
La via indicata da Ubaldi è quella di un’ascensione spirituale, dove “il progresso scientifico prepara un ambiente di meno aspre schiavitù economiche e più intensa intellettualità” 17, ma dove anche spetta ad ogni persona la “ricostruzione” della propria personalità, quale evoluzione costante nella direzione del “processo della ricostruzione della sintesi disfatta” 18.
Scienza e fede, per questo, sono concepite come diverse prospettive che stanno convergendo verso una coscienza cosmica, determinante un’etica universale, quale etica progressiva, che s’istituisce attraverso la collaborazione e convergenza di scienza e fede. È in questa linea che Ubaldi assegna alla scienza il compito di spiritualizzarsi, così da individuare nella dimensione spirituale l’anello di congiunzione con la fede. Per questo la vera scienza rappresenterà “l’ultima fase di un’intima e profonda maturazione dell’essere” 19.
Tale processo di riunificazione col Tutto, passa per la lotta per la vita, nella consapevolezza dell’imperfezione congenita umana, ma anche nella tensione verso il “supercosciente”, quale zona della personalità che anticipa l’avvenire e si volge ai superamenti attraverso la forza dell’intuizione 20.
In questa prospettiva Ubaldi individua la possibilità di cogliere il rimando del microcosmo al macrocosmo, convinto del fatto che la scienza sia chiamata a scoprire lo spirito, in un processo di acquisizione di una “nuova coscienza cosmica”, quale prodotto ultimo della vita, che ci permetterà di far sentire ogni uomo non solo “membro di una umanità che comprende tutti gli esseri dell'universo, ma di rappresentare una forza e di avere un gran compito nel funzionamento organico dell’universo stesso” 21.
Ubaldi delinea, per questo, la nostra come un’epoca di transizione, dove si va scoprendo la dimensione spirituale gradualmente, quale nuova legge dell’avvenire che tende aconciliare la materia e lo spirito, così come l’elemento materno e quello paterno. In questa visione Ubaldi scorge l’alba di una nuova religione, che rifacendosi ad un’etica universale progressiva – attraverso l’evoluzione dell’egoismo ed il riferimento a Cristo, quale biotipo dell’avvenire 22 – permetta quell’ascensione spirituale che la nuova scienza ed il sistema di vita dei mistici stanno preparando. 14

Considerazioni conclusive
Pur nella diversità di personalità e contesti, possiamo ravvisare nella Montessori, in Capitini ed in Ubaldi un minimo comune denominatore: la visione di un tipo di religione aperta, dove convergere nell’accomunamento del senso evolutivo dell’umanità. In questo il loro messaggio può essere colto come profetismo pedagogico, volto verso una completa liberazione dell’essere umano. Tale liberazione è affidata all’espansione della coscienza umana, attraverso un cammino di formazione e liberazione; tale cammino è delineato dalla presa di coscienza ma anche dalla volontà d’impegnarsi per l’altro, nel riconoscimento della diversità e nell’intuizione di un’armonia universale. La fiducia nell’evoluzione umana risulta presente per questo in tutti tre, quale atto di formazione nella Montessori, presa di coscienza e prassi d’amorevolezza e di nonviolenza in Capitini, liberazione delle forme inferiori d’esistenza e realizzazione progressiva del pensiero di Dio in Ubaldi.

Gaetano Mollo

1 Cfr. A. CAPITINI, Religione aperta, Neri Ponza, Vicenza 1964, p. 76.
2 Cfr. A. CAPITINI, Il potere di tutti, la Nuova Italia, Firenze 1969, p. 415.
3 A. CAPITINI, Saggio sul soggetto della storia, la Nuova Italia, Firenze 1947, p. 26.
4 Cfr. A. CAPITINI, Il fanciullo nella liberazione dell'uomo, Nitri Lischi, Pisa 1953, p. 78.
5 Cfr. A. CAPITINI, La non-violenza, oggi, Ed. di Comunità, Milano 1962, p. 47.
6 A. CAPITINI, Antifascismo tra i giovani, Célèbes, Trapani 1966, p. 166.
7 A. CAPITINI, Educazione aperta, vol. I, La Nuova Italia, Firenze 1967, p. 75.
8 A. CAPITINI, Religione aperta, ed. cit., p. 42.
9 M. MONTESSORI, Educazione e pace, Garzanti, Milano 1970, p. 31.
10 Ivi, premessa.
11 Ivi, p. 177.
12 M. MONTESSORI, Formazione dell'uomo, Garzanti, Milano 1955, p. 19.
13 Ivi, p.95.
14 Cfr. P. UBALDI, Le noùri, Ed. Mediterranee, Roma 1990, p. 62.
15 Cfr. P. UBALDI, Come orientare la propria vita, S.T.E., Foligno 1970, p. 54 s.
16 Cfr. P. UBALDI, La grande sintesi, Ed. Ergo, Roma 1948, pp. 276-277.
17 Ivi, p. 369.
18 P. UBALDI, La nuova civiltà del terzo millennio, Ed. Mediterranee, Roma 1988, p. 292.
19 Ivi, p. 182.
20 Ivi, pp. 281-285.
21 P. UBALDI, La grande sintesi, ed. cit., p. 31.
22 P. UBALDI, Cristo e la sua legge, pro manuscripto 19, p.45.

 

L’autore è professore ordinario di “Pedagogia generale” e “Pedagogia sociale” presso il Dipartimento di Filosofia, Scienze sociali, Umane e della Formazione dell’Università di Perugia. È stato presidente del corso di laurea in “Filosofia” e del Corso di laurea magistrale in “Etica delle relazioni umane” dal 2004 al 2008. Ha coperto anche, per affidamento, le cattedre di “Metodologia e Didattica” e di “Didattica generale”, dal 1984 al 2002. È stato, inoltre, docente di “Pedagogia generale” nella Scuola di specializzazione per l’insegnamento nella scuola (S.S.I.S.) sino al 2009, di cui è stato anche responsabile per le discipline trasversali. Attualmente insegna nei corsi del Tirocinio Formativo Attivo (TFA). È professore ordinario di “Pedagogia generale” e “Pedagogia sociale” presso  il Dipartimento di Filosofia, Scienze sociali, Umane e della Formazione dell’Università di Perugia. E altro ancora.


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