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189. La Cancellazione dell’Ego

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Non vi sono dubbi, l’ostacolo principale all’autorealizzazione è l’ego.
L’ego è un ostacolo perché è “il senso del separato”, della separazione dal Tutto-Uno (Dio).
Qual è lo scopo di una Sadhana (Sentiero spirituale)?
È quello di cancellare il senso di separazione dalla Fonte e se ciò viene ostacolato dall’ego non resta altro da fare che cancellare l’ego.
Chi segue una Sadhana non vuole costruire ma demolire quanto impedisce allo spirituale di esprimersi, di manifestarsi. E cosa cerca di fare, in effetti, una Sadhana se non cercare di svegliare alla realizzazione della vera natura divina?
L’Uomo vero non è questo ego-corpo-personaggio karmico ma l’Anima immortale a suo tempo entrata, mediante un processo regolato, nel Creato.
L’Anima, nel Creato, si manifesta con il Sentimento, l’Ego, l’Intelletto e la Mente mediante una sorta di “campo magnetico” (campo in-formazionale).
Da questo “campo” scaturiscono quelle forme energetiche (le elettricità) dell’Aura che, della stessa natura (a frequenze diverse), manifestano i corpi causale ed astrale (comprensivi dei Chakras). E infine, come ogni essere umano sperimenta facilmente, si densifica l’Idea del corpo fisico.
Con questo corpo fisico, l’essere vive nel mondo del divenire soggetto alla illusorietà dello spazio e del tempo.
Le idee del divenire, del movimento, del cambiamento, della differenza, di un orizzonte degli eventi si incarnano, quindi, nelle espressioni dell’ego-corpo-personaggio karmico.
L’ego-corpo-personaggio karmico è lo spirito individuale che s’immagina intrappolato in una forma fisica, soggetto alle limitazioni dell’esistenza incarnata. E finché non sospetterà l’esistenza di un’altra realtà, dietro le apparenze di ciò che crede di vedere, non potrà usufruire appieno, per mancanza del potere della consapevolezza, del suo essere come un’antenna posta tra il Cielo e la Terra. Il risveglio farà di lui un divino “Ponte-Arcobaleno” (dalla luce del Chakra di Base – il rosso della vibrazione più bassa – alla luce del Chakra del Capo – il viola della vibrazione più alta –) vivente tra Terra e Cielo.
In virtù di questo fatto, un ego-corpo-personaggio karmico non è altro che una organizzazione vitale di diversi livelli di frequenze energetiche che interagiscono continuamente e concorrono a determinare non solo il corpo fisico (visibile) ma anche i corpi sottili (eterico, astrale, causale), fondamentali per la “missione” dell’Anima nell’esistenza del mondo del divenire.
È dall’ego-corpo-personaggio karmico che deve partire la strada per la realizzazione di Dio.
La Vita, finché l’ego non sperimenta la sua prima scintilla quale preludio del “risveglio”, cerca in tutti i modi di richiamare l’attenzione (dell’ego) alla Sorgente, per cominciare a trascendere quanto impedisce di “Essere” (Anima).
La strada degli esseri non risvegliati è lunga ed è incatenata inesorabilmente all’illusione dello spazio e del tempo che si traduce nelle interminabili reincarnazioni (la ruota del samsara).
L’individuo immerso nella vita, per lo più nello stato inconscio, sperimenta soprattutto brame egoistiche. Non sono molti quelli che cercano di controllare il sentimento e la ragione. Pochi usano la mente in modo intelligente come mezzo creativo per il saggio risveglio spirituale.
La maggior parte degli individui non pensa nemmeno di evitare di creare situazioni personali che legano.
La maggior parte degli esseri umani non pensa neanche lontanamente di vivere la vita al pari di un percorso spirituale, come la strada per la realizzazione di Dio, come il mezzo per ritornare ad essere l’Uno-Tutto.
La Sadhana, nonostante possa essere intrapresa da tutti, resta la via desiderata veramente di pochi: pochi scelgono e vivono una autentica Sadhana. Molti di quelli che sembra l’abbiano scelta non la vivono realmente così in profondità come andrebbe vissuta. La maggior parte vive di inganni perché mossa anche da egoismo spirituale, il più insidioso.
Quando invece l’individuo si desta (si “risveglia”) veramente diventa un consapevole conoscitore della verità (un Figlio di Dio).
L’individuo, di fronte al proprio cammino da percorrere, deve comprendere che non può contare su nessuno perché nessuno può fare veramente qualcosa per lui: neanche un vero Maestro. Finché l’individuo non arriva realmente a riconoscersi Anima, non potrà essere libero dagli inganni provenienti da se stesso e dall’esterno (sotto forma di cattivi consiglieri e di falsi maestri).
Finché non ci si risveglia non si riesce a comprendere che la realtà della Vita Unica trova espressione attraverso i molti esseri, siano questi condizionati e inconsapevoli oppure svegli e senza ego. L’ideale però è farsi cogliere senza ego altrimenti invece di scorrere liberamente l’Intelligente Vita Unica deve ricorrere a delle “modifiche”.
Il vero Sadhaka non cerca di “fare accadere” le cose ma vive lo stato d’animo di colui che “lascia accadere” le cose. Ciò risveglia in lui una sorta di naturale magia.
L’individuo che segue caparbiamente le inclinazioni personali dell’ego raccoglierà le proprie tempeste.
I karma proiettati dal corpo causale devono passare attraverso il corpo sottile (come semi che devono esplodere nei Chakras) prima di raggiungere il corpo fisico per trovare espressione.
Senza liberazione il Jiva è sottoposto a rinascita perché i karma accumulati (nel causale) hanno bisogno di un corpo fisico che permetta la loro espressione.
L’egoismo, l’ignoranza e la paura impediscono all’individuo di accorgersi degli inganni prodotti dall’ego che si identifica non solo con il corpo fisico ma anche con tutte le azioni da esso compiute.
L’uomo egoista è sempre usato dalla mente, dai pensieri degli altri e dagli agenti del male che sanno come schiavizzare chi insegue le proprie brame. Gli stregoni veri o gli imbroglioni dell’occulto servono lo stesso potere oscuro ma anche gli ingenui adescati lo servono e sono quelli esposti a maggior pericolo per l’oscuramento della loro Anima.
Un vero Sadhaka è colui che è passato attraverso le varie fasi della ricerca per trovare un “Sentiero” che lo ha condotto allo stato di “devoto” (di un Maestro reale o ideale). Da qui esso deve proseguire il suo perfezionamento attraverso il discernimento e la discriminazione e acquisire “conoscenze” e “strumenti” in grado di fargli affrontare, all’occorrenza, quanto può emergere dal Lato Oscuro dell’inconscio collettivo, sotto forma di esperienze e contatti poco chiari. Un vero “devoto” non deve essere un ingenuo sempliciotto in balia del primo stregone o imbroglione che gli capita di incontrare. Un vero “devoto” deve seguire i luminosi insegnamenti indicati dalla Tradizione o dal proprio Maestro se c’è.

L’individuo, vivendo, dovrebbe sentirsi parte del Piano Cosmico destinato a trasformare questo mondo e non restare calato nelle futili preoccupazioni e concentrato nei conflitti delle personalità.
Rifiutare le motivazioni addotte dall’ego avvia verso un più stabile cammino dove ogni cosa tende a equilibrarsi ed armonizzarsi (partendo dai Guna).
L’ego adora le lodi ma il Sadhaka consapevole di fare ciò per cui è venuto al mondo, cerca di stare lontano dalle lodi e dai biasimi; non reagisce agli ostacoli che si presentano perché sa che sono momentanei; non si lascia deprimere dalla lentezza a destarsi della coscienza di massa dell’umanità e neanche nel constatare quanto siano pochi, in tutto il mondo, a interessarsi realmente di argomenti spirituali, pochissimi a “praticare” per il risveglio.
Il Sadhaka vero deve svolgere semplicemente e tranquillamente il suo lavoro confidando nel fatto che l’Intelligenza Infinita, a monte di ogni processo di risveglio e di trasformazione, sa quello che fa.
Le azioni del Sadhaka devono essere azioni disinteressate: egli infatti non agisce per cercare di compiacere Dio ma perché “sente” ormai quanto è giusto vedere ogni cosa come Dio in espressione.
L’individuo ordinario ha perso la pace mentale perché è prigioniero dell’ansia, non ha scoperto la magia che deriva dallo svolgere serenamente i propri doveri senza accanirsi per i soli propri diritti.
Misurare ogni azione fatta per controllare quanto da essa ritorna fa ammalare la mente, il corpo e il mondo delle relazioni. Essere liberi dall’ideale del tornaconto, della convenienza a proposito delle proprie azioni porta felicità e soddisfazioni durature.

È importante per ogni individuo il concetto di Dio che stabilisce nel suo cuore, per poter effettuare un cammino spirituale all’altezza della Verità che prima o poi, aspetta tutti.
Il concetto di Dio: di Uno-Tutto, di Tutto-Uno, dell’UNO senza secondo aiuta a cancellare il “senso del sé separato”, l’ego.
Sentirsi staccato dalle cose, dagli altri, dagli eventi, dalla natura, dal Cosmo, da Dio stesso rende impossibile la cancellazione di questo senso di separazione. Non basta comprenderne l’importanza intellettualmente, anche se all’inizio del cambiamento aiuta molto.
Capire di essere, a livello dell’Anima, un “raggio di Dio” aiuta ad eliminare la “convinzione”, perché solo di un convincimento si tratta, della separazione.
Ognuno deve tentare di “ricordare” la propria vera natura: la verità di essere un “raggio di Dio”.
L’Oblio di questa vera natura è la causa di tutti i problemi del mondo. Mettersi coscientemente su questo “cammino”, per ognuno con velocità diverse, ridesta memorie dell’Anima che conducono, come naturale conseguenza, all’autorealizzazione.
L’antenna di Dio, costituita dai corpi fisico, eterico, astrale, causale, dall’intero essere dell’Uomo, percepisce Dio in modo distorto finché non cancella l’ego e si risveglia completamente facendo restare solo la “Coscienza di Dio”.
L’Illusione deve morire e restare solo ciò che è “Reale”: Dio è Reale.

Cancellare l’ego significa liberarsi dell’egoismo, dell’ignoranza, della paura, della bramosia, della possessività, dell’orgoglio, del pregiudizio, …


La sintesi di tutti i saggi di ogni tempo:
“ … veniamo dalla Fonte della Luce,
viviamo nella Luce,
ritorniamo alla Luce,
siamo fatti di Luce …”

 


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