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1172. La Consapevolezza del Sé: la lezione del Maestro

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Quando un Maestro afferma di essere Dio — e aggiunge che anche noi lo siamo — ci trasmette una lezione di straordinaria profondità. La differenza tra Lui e noi risiede unicamente nella “consapevolezza di esserlo”.

Il Maestro è costantemente consapevole della propria natura divina. Non ha bisogno di ripeterselo, né di comprenderlo prima con la mente e poi con l’esperienza. Egli lo È, semplicemente.

Sebbene abbia una forma umana, non pensa come un essere umano limitato: “pensa da Dio”, in modo illimitato. In Lui non esiste più un secondo, non c’è dualità. È coscientemente presente su tutti i livelli dell’esistenza: dal piano fisico-grossolano, fino ai livelli sempre più sottili e spirituali.

Il Maestro dimora nella consapevolezza perpetua del suo essere divino: con il corpo o senza, nella veglia come nel sonno. Anche quando il corpo riposa, la sua coscienza non si assopisce mai. Non possiede più una personalità umana, né alcuna parte inconscia: non ha subcoscienza, perché non ne ha bisogno.

È Maestro perché è costantemente connesso a tutto e a tutti. Conosce ogni cosa di ogni essere, ma non giudica: manifesta solo comprensione, compassione e amore. La sua conoscenza non diventa mai morbosa, come spesso accade all’Ego umano quando viene a sapere qualcosa di intimo su qualcuno.

La maschera dell’Ego

Perché per noi è diverso? Perché ci identifichiamo con un Ego umano. Quasi senza accorgercene, usiamo un’espressione curiosa per definirci: “Io sono una persona umana”. Così facendo, affermiamo ogni giorno — inconsapevolmente — di essere una “maschera”.

Il termine “persona” deriva dal greco πρόσωπον (prósōpon), che significa “maschera”, e dal latino personare, ovvero “per-sonare”: parlare attraverso. Ma una maschera, per sua natura, copre, nasconde.

E cosa nasconde, in questo caso? Nasconde ciò che siamo realmente: il divino, come ci insegna il Maestro. Purtroppo, l’essere umano ha dimenticato che la sua vera natura non è la maschera — la persona che appare — ma ciò che essa cela: il Sé.

La maschera, cioè la persona umana, è ciò che chiamiamo Ego. Risvegliarsi significa ricordare che non siamo la maschera apparente, ma il Sé invisibile, che è pura Essenza, puro Essere.

Il Sentiero Spirituale

Dobbiamo imparare a vivere dando più importanza all’Essere che all’apparire. Questo è il significato profondo della Sadhana, il Sentiero Spirituale.

Tutto ciò che in noi non è come il Maestro è frutto dell’identificazione con l’Ego. L’Ego umano deve essere trasformato: occorre lavorare interiormente per dissolvere le sue caratteristiche negative e sviluppare quelle che manifestano il Sé.

L’Ego è quella parte di noi che vuole sempre essere protagonista, al centro dell’attenzione, in cerca di riconoscimenti, lodi, importanza — spesso solo sul piano dell’apparenza. Ama mettersi in mostra, anche quando non è il momento. Vuole possedere o essere posseduto dalla persona amata. È geloso, invidioso, possessivo. Quando viene contrastato, diventa irritabile, aggressivo, persino violento e vendicativo. Vive di convinzioni, spesso errate, e non percepisce le conseguenze delle proprie azioni. Ha una visione limitata e non riesce a cogliere l’invisibile legame che unisce tutte le cose.

L’invito del Maestro

Il Maestro favorisce esperienze che ci invitano a guardare oltre le apparenze. Ogni suo gesto ha un senso, un fine educativo e trasformativo per il devoto. Ci invita a pensare, vivere e sentire come Sé Infinito, non più come Ego sofferente. Il suo desiderio è che non soffriamo più, e che operiamo con la nostra parte migliore: divinamente, come Sé.

L’Ego vive di illusioni e si identifica con esse. Si identifica con ciò di cui vuole vantarsi. Il Sé, invece, non cerca lodi né riconoscimenti: non prende, dona. Agisce senza personalizzazione, riflettendo la Luce divina.

Lavorare sull’Ego significa eliminare ciò che oscura la Luce del Sé. L’Ego deve comprendere che il suo compito non è essere protagonista nel mondo dell’apparire, ma diventare veicolo — come un diamante purificato — per riflettere la Luce del Sé nella realtà dell’Essere.

La Beatitudine del Sé

È un lavoro lungo e impegnativo, ma ne vale la pena. Quando si comincia ad assaporare il nettare della gioia che sgorga da questo cammino, nessuna gratificazione terrestre può reggere il confronto.

L’Ego ci intrappola in una spirale di gioia-dolore, nascita-morte-rinascita. Il Sé conosce solo l’Eterna Beatitudine — l’Ananda — che il Maestro ci promette.

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