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678. Ermetismo e Mistica di Claudio Lanzi

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Presentiamo, di seguito, con molto piacere piccoli stralci del libro di Claudio Lanzi Ermetismo e Misticismo Il Cristianesimo e la via iniziatica, Edizioni Simmetria (www.simmetria.org) per la modalità con la quale vengono offerti alcuni aspetti dell’universo simbolico ed ermetico della tradizione cristiana.

 
*****

Ermetismo e Mistica
Il Cristianesimo e la via iniziatica

 
(…) Accenneremo perciò assai brevemente alla storia si alcuni personaggi (sacerdoti e laici) relativi ai principali sentieri gnostici, ermetici ed alchemici che hanno contraddistinto la lunga storia dell’ermetismo cristiano. Esiste una copiosa bibliografia delle innumerevoli dottrine che hanno dato luogo, fin dai primi secoli, a sette o frange religiose con una specifica collocazione esoterica (alcune “riassorbite” nell’ambito dell’ortodossia, altre considerate a volte come “eretiche” dalla Chiesa ufficiale, e altre  accettate in ambito conventuale o nelle varie confraternite laiche). Cercheremo  invece di dare evidenza di come ogni ascesi spirituale, e in particolar modo quella cristiana, sia composta di un indispensabile tessuto exoterico e di uno, altrettanto importante, di tipo esoterico, ermetico ed iniziatico.

Alcuni sostengono (e noi fra questi) che non sia il primo tessuto a contenere il secondo ma viceversa. Per far ciò correremo qualche inevitabile rischio, restando abbastanza asettici nei confronti degli “ipse dixit” e delle classifiche di tutti coloro che vogliono “per forza” inserire le idee in un determinato filone, o in un determinato partito, o in una scuola.

Per coloro invece, e ce ne sono tanti, che ancora non riescono a digerire l’idea di un ermetismo e di un esoterismo cristiani, in quanto legano questi termini a movimenti occultistici (purtroppo moltissimi, e questo è vero) dediti a pasticciare con magismi e “satanismi” di vario titolo, ricorderemo che, a fronte di migliaia di squallidi figuri si oppongono anche ermetisti, asceti e filosofi serissimi.

In realtà noi siamo fra i sostenitori assoluti della vivissima presenza di un esoterismo iniziatico nell’alveo cristiano. Anzi, sosteniamo molto di più: e cioè che l’unico e autentico ermetismo alchemico ed iniziatico presente in occidente si trova proprio nel cristianesimo. (…)

Che fare? Perché scriverne? sarebbe assai meglio fare, far vedere, far toccare, far sentire nel cuore. Il “metodo” in questo caso, è direttamente collegato al significato e alla mediazione della mente fra esposizione, spiegazione e comprensione, ed è sempre … un disastro. In questo ci soccorre assai bene René Guénon dove dice: “a proposito della parola “essere che, a rigore non si dovrebbe più impiegare parlando di certi stati di “non manifestazione” e che sono al di là dell’essere puro. La costituzione stessa del linguaggio umano ci costringe ad impiegarla ugualmente in mancanza di un termine più adeguato” (René Guénon, Gli stati molteplici dell’Essere, Ed. Studi tradizionali, Torino, 1965). Per questo, oggi più che mai, comprendiamo perché Pitagora spiegasse cantando e danzando e parlando solo se necessario (come riporta appunto sua moglie Teano).

Ci occuperemo perciò, utilizzando lo stesso strumento che consideriamo inadeguato, di affrontare un problema di fondo che si fa ancora più imponente quando si viaggia nel mondo dei prìncipi, soprattutto di quelli afferenti alla fiorente tradizione ermetica cristiana: questo problema è la parola.

(…) Migliaia di cristianissimi testi affrontano temi di per se ineffabili, ascetici e anche ermetici, e quindi poco riconducibili all’interno di un crogiolo logico, senza porsi il problema se il mezzo sia adeguato allo scopo, e cioè se le parole possano entrare in quel settore che lo stesso Dante definiva come non riconducibile nelle schematiche definizioni della logica ordinaria (…)

Cosa c’è prima del pensiero pensato, del pensiero logico e articolato?

Noi umani, che abbiamo costruito una civiltà basata sulla logica, che ci educhiamo, studiamo, raccontiamo noi stessi e la nostra interpretazione dell’universo attraverso le parole e la logica, siamo certi di non avere a disposizione mezzi, esempi, modelli diversi dalle parole stesse?
Queste domande attraversano secoli di diatribe filologiche e filosofiche; spesso inciampano in vere e proprie ossessioni lessicali che informano il mastodontico corpus filosofico ordinario e che consentono di pervenire a … conclusioni diametralmente opposte pur utilizzando terminologie simili.

(…) vedremo anche come cambiare queste parole voglia dire … cambiare il Rito.

Proprio perché nel Rito la parola non ha necessità né scopo dialettico ma diventa soprattutto suono e forma sacrale rispecchiante un Principio. (…)

(…) Al principio dunque, non c’è la parola come a volte si insiste a dire, soprattutto oggi, in questa teologia “chiacchierona” e socializzante, ma il Verbo; e il Verbo non è la parola come la intendiamo noi. (…)

(…) È un suono prima del suono, suono puro, non pensato né udito (quindi nulla a che vedere con quelle traduzioni di frequenze dedotte tramite algoritmi e contrabbandati per il “suono” dell’onda primordiale, per il Big Bang insomma)! (…)

(…) Dal punto di vista antropologico crediamo che sia comunque interessante ricordare che gli animali dell’era arcaica furono divinizzati e proiettati nel cielo proprio per la loro aderenza al mito, all’idea primigenia, al suono e all’aspetto archetipale dell’”essere” come “essere vivente”. Il misticismo cristiano e il simbolismo delle cattedrali è pieno di animali studiati in tutti i loro significati. Al di là degli aspetti simbolici, tale opera aveva forse contenuti cultuali densi di profondo rispetto e ammirazione verso virtù “animalesche” (non bestiali!), che erano segno di potenza e specifico contatto con il divino. Nella Tav. 1, ad esempio, compare il misterioso serpente presente, insieme a tanti altri animali, nella cripta di San Victor, a Parigi. Il serpente, nell’immaginario cristiano, possiede infinite “potenze e virtù simboliche e compare, trasformato, nel veleno di San Giovanni, nel bronzo innalzato da Mosè, nella verga di Esculapio recuperato nell’ermetismo terapeutico cristiano, nell’ouroburos cosmico, nell’albero della conoscenza, sotto il tallone della Vergine ecc. E nello stesso modo, molti altri animali attraversano il mito e approdano nella cultura popolare e nelle fiabe. (…)

(…) Il linguaggio quindi, lo ripetiamo, si esprime per simboli, fonetici, onomatopeici, e per convenzioni logiche condivise attraverso la paraula-parola-parabola.
In questo momento io sto usando un’infinita serie di simboli-parole-parabole. Ognuno pensa di aver capito le parole che sto usando mai realtà ciascuno ha un’esperienza completamente diversa di quelle parole in funzione della sua storia, della sua cultura, delle sue emozioni, di quanto io possa essere simpatico o antipatico a chi mi sta ascoltando.
Platone dedica al linguaggio una parte del Gorgia nel quale innesta una terribile diatriba fra il “nome” delle cose e la conoscenza possibile delle cose, mentre la “filosofia analitica” moderna pone il linguaggio al centro del processo filosofico stesso. (…)

(…) Sappiamo bene che i sacerdoti egiziani, quando si doveva fare, cantare qualcosa per gli Dei, o ascoltare il loro volere, o mettersi in comunicazione con un determinato stato dell’anima dicevano che bisognava usare la “giusta voce”. La giusta voce non è solo l’emissione del suono corretto nelle parole liturgicamente esatte, ma è anche il giusto pensiero, la giusta postura, la giusta attenzione, ecc. In questo gli Egiziani furono assai simili ai buddisti Tibetani che qualche migliaio d’anni più tardi, classificheranno l’essere come composto da corpo-voce-mente intendendo per voce (per lo meno secondo alcune interpretazioni occidentali) l’elemento animico, mercuriale e fluidico, mediatore fra materia e spirito.
“Vox” è l’inizio, in cui ciò che suona è l’idea. Secondo un’ottica metafisica possiamo dire che è l’idea che suona nella voce di chi la libera: non è la parola. La parola è una riduzione di livello che si appiattisce sulle convenzioni della logica: e il mondo vive, anzi muore di convenzioni. (…)

(…) Il simbolo in realtà è … tutto: non c’è niente che non sia anche simbolo. Il simbolo è un mediatore tra la verità e il relativo (per chi lo trova e lo incontra attraverso un “filone” collegato alla tradizione). Cioè io utilizzo uno strumento che è vicino al mondo dei principi e che non è definito soltanto dalla parola articolata. Il simbolo può essere un segno, un suono e infinite altre cose. (…)

(…) La scienza di Hermes parla per simboli a volte difficili a comprendersi, non perché siano complessi, ma proprio perché sono semplici. Non siamo abituati a vedere le cose nella loro semplicità, nella loro nudità. Noi siamo abituati a costruire leggi complicatissime per riuscire a spiegare ciò che è raggiungibile dall’intuito. Ma nulla che sia raggiungibile dall’intuito può essere conoscibile senza l’aiuto dell’Eros.
La tradizione ermetica parla dunque per geroglifici, per riti; per conservarsi nella sua purezza, si rivolge solo ai qualificati, attraverso un lungo processo di reductio ad unum, proprio per ritrovare il semplice. (…)

(…) Nel merito delle varie tipologie di cammino, abbiamo cercato di evidenziare come in ogni sistema di ricerca spirituale, da un certo punto in poi (sottolineo “da un certo punto in poi”) tali vie finiscano per coincidere, così che parlare di via mistica o via ermetica, via secca o via umida, resta soltanto “un modo di dire” in cui alcuni disconoscono la legittimità iniziatica e ascetica di altri. (…)

(…) Per tale ragione molto interessante risulta la scienza delle permutazioni. La cabala operativa è basata su tale scienza: le lettere abbinate tra loro formano suoni; i suoni sono connessi ai metalli e anche ai quattro elementi a cui vengono sottoposti durante la loro vita chimica; le lettere, sono inserite in una rete (diremo cosmica) e occupano punti particolari (coagulazioni energetiche per dirla alla new age): permutare significa cambiare di posto alle lettere all’interno della rete (una rete può essere ad esempio un quadrato magico, o un labirinto o un sistema di orbite planetarie) e ottenere nuovi suoni significativi. (…)

(…) L’anima, dice Jacopone, si dilata in funzione del fatto che sia prima discesa. In alchimia questo è il concetto (sublimato) del solve et coagula.
Spogliarsi sia dai vizi che dalle virtù è lo stato perfetto, anche se apparentemente assurdo, cui conduce la vera discesa nel cuore. Ogni gradino fatto senza incontrare l’amore è per così dire totalmente vano. (…)

(…) Il rito collegato alla catena simbolica percepibile sensorialmente e analogicamente dall’uomo è invece sacrificio formale, e richiede un “apparato” (…)

(…) Cristo nasce e poi percorre i suoi simbolici trentatré anni (396 mesi; si noterà la ritmica ternaria in ogni cifra) di cicli solari. In una sola giornata fa quello che si fa nell’arco di un anno, anzi di una vita: ossia ascende il Calvario, il monte del teschio, e percorre tutte le tappe zodiacali.
(…) Una delle cose più interessanti che abbiamo scoperto analizzando le rappresentazioni più arcaiche della Via Crucis, è proprio il rapporto tra il cammino zodiacale del sole e il cammino del sole-Cristo. Questo ci ha spiegato ancor più perché fosse indispensabile mettere degli zodiaci nelle chiese. Il sole Cristo deve attraversare la Chiesa da Oriente ad Occidente e percorrere simbolicamente tutto lo zodiaco. (…)
(…) Alla dodicesima stazione c’è il compimento, siamo nei Pesci, pesce si dice anche ictus, ictus è il segno che viene messo sopra la Croce, INRI, tra l’altro i piedi di Cristo sono spesso paragonati ai pesci: è dai piedi che cola il sangue che va a finire sul cranio di Adamo. (…)

(…) Un elemento religioso, nel senso autentico di “religio”, mette le cose insieme senza aver bisogno di forzarle in un contenitore. Le cose stanno insieme comunque, tramite il “collante” dell’Eros e tramite la musica che costituisce quello che l’ermetismo chiama magnete. Quindi sia la dottrina Ermetica, sia quella religiosa ecc. si basano sulla musica, sul tono e sul suono per mettere in ordine le cose. (…)

(…) L’ascesi è un salire, cioè sottilizzare e rendere più raffinati e profondi i propri stati percettivi. I sensi hanno tanti livelli. Ad esempio una vista non usuale è quella sublime di Polifemo perché ha un solo occhio; è quella sublime di Omero perché è cieco, quindi non vede con gli occhi: ha sviluppato un’altra vista. Sviluppare altri occhi è un salto di qualità; è andare verso lo stupore oltre … l’abitudine. (…)

(…) L’orizzontalità della chiesa si svolge lungo il percorso pavimentale sapientemente suddiviso. Ne abbiamo parlato altrove soprattutto in vista del colossale lavoro dei Cosmati. Il piano dove il fedele si sposta è una tavola geometrica, un immenso quadrato magico dove le forze sottili dell’intero impianto basilicate “rimbalzano”, nei disegni e nei colori dei mosaici. Numeri, colori, onde e figure richiedono preghiera e riflessione: inducono nel ritmo della sapienza e nella successione misterica della danza delle Grazie. Impongono di camminare con la testa chinata sul collo, e di osservare e meditare su ciò che ci passa lentamente sotto i piedi. (…)

(…) Il chiostro è usato da colui (il Monaco, l’Iniziato, il Pellegrino) che prega facendo la circonvoluzione dell’hortus conclusus; percorrendolo attraverso una danza che a sua volta simula quella di un pianeta che gira intorno al sole: un sole-pozzo, una fontana di fuoco occulto, oscuro; una fontana di vita che raccoglie le acque e le distribuisce nella quadri partizione sapiente che caratterizza tutti gli orti nei chiostri.
Quindi il visitatore del claustrum, vive nel Paradiso Terrestre. Dove ogni capitello racconta qualcosa e canta un inno. (…)

(…) Impariamo perciò ad entrare di nuovo in una chiesa (antica ovviamente), vedendo la sostanza vivente e, apprezzando i simboli, … non soltanto per aver ascoltato chi insegna queste cose o perché abbiamo letto qualche testo specifico; il simbolo va reso vibrante, vivente ed eterno nell’anima, non solo nella testa, altrimenti muore assai prima che lo riconosciamo o si fermerà al substrato emozionale; diventerà logica … e un simbolo che diventa logica perde la sua potenza magica. (…)

(…) … La curiosità è una buona cosa ma l’ascolto e la discriminazione, simili al bagliore di una spada, sono altra cosa: una Via ermetica cristiana richiede osservazione sublime, pazienza e sacrificio e … bagliori di spade, attraverso l’annichilimento d’ogni pretesa e, come sempre, attraverso l’esercizio di un coraggiosissimo amore. Insomma non è una via per burocrati dell’anima ma … per guerrieri veri.

Claudio Lanzi
stralci del Libro Ermetismo e Mistica – Il Cristianesimo e la via iniziatica
Simmetria edizioni

 

Consigliamo vivamente la lettura di questo libro a quanti sinceramente interessati a ricevere risposte sull’universo simbolico, ermetico ed iniziatico della tradizione cristiana.
In Divina Amicizia

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