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722. Lo Yoga: Patrimonio immateriale dell’Umanità

Mercoledì 07 Dicembre 2016 00:00 Rosario Castello
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Lo Yoga dell’India antica è divenuto oggi un’aggiunta alla lista dei Patrimoni orali e immateriali dell’Umanità: dal punto di vista culturale è una cosa molto importante; è importantissima dal punto di vista spirituale-esoterico-iniziatico, ma quest’ultimo è di grande interesse per pochi.

Chi bisogna ringraziare?

Certamente il Comitato intergovernativo dell’Unesco che, dopo essersi riunito (dal 28 novembre al 2 dicembre, per la sua 11/a sessione ad Addis Abeba, in Etiopia) con i suoi ventiquattro membri, ha preso all’unanime tale saggia decisione.

Questa decisione è stata diffusa con gioia con un comunicato, da New Delhi, dal Ministero della Cultura indiano, che ha voluto ricordare anche come l’Onu abbia anche fissato, nel 2014, che il 21 giugno di ogni anno fosse la Giornata internazionale dello Yoga.

In pochissimi sanno che, per lo Yoga, bisogna ringraziare soprattutto il “Centro Spirituale Supremo” per una decisione presa molti decenni or sono:

“(…) Un pensiero-intento, prodotto dal Centro Spirituale Supremo (Shambhala), motivato dalla penuria spirituale dell’umanità ha sollecitato, il Dipartimento preposto, a ispirare un certo Congresso, presso Timor, che diede l’avvio (con una pianificazione del “Lavoro” per l’avvento del Nuovo Piano di Coscienza) all’introduzione a una mentalità più spirituale in Occidente. In quell’ambito si ritenne idonea la scelta di diffondere le pratiche Yoga, al fine di raggiungere più individui possibile e in qualunque fascia sociale, perché fossero spinti a conoscere, facilmente, un aspetto meno materiale del loro corpo e dell’esistenza tutta.

La diffusione dello Yoga seguì due livelli:

Lo Yoga è stato introdotto per spingere, in modo alchemico, gli esseri umani a comprendere che la barriera dell’incomprensione e della separazione dagli altri spiritualisti è un inganno della mente, che blocca ogni progresso; lo Yoga è stato introdotto per far penetrare nella coscienza umana il senso dell’unicità della vita.
È stato un pensiero-intento potente ed efficace, che continua ancora la sua opera tra le fluttuazioni dell’inconscio collettivo dell’umanità.
Ogni insegnante, ogni praticante, ogni iniziativa effettuata, ogni centro o scuola fondata hanno il merito di aver risposto a un profondo e silente richiamo delle Strade Alte: ma non può bastare. (…)”.

Rosario Castello
Yoga. Piccola guida per conoscerlo
Youcanprint

 

Anche nell’oggi, per lo Yoga inserito nella lista dei “Patrimoni dell’Umanità”, c’è lo zampino del Centro Spirituale Supremo (Shambhala).

Tutti hanno ormai possibilità di accesso allo Yoga e senza alcuna discriminazione di sesso, di classe e di religione. Infatti lo Yoga non è una religione, non richiede fede (in senso superstizioso) ma conoscenza.

Il termine Yoga deriva dalla radice yuj, che significa “congiungere”, “unire”. E a proposito del vero scopo dello Yoga la sua “essenza” costituisce l’”unione” (la “reintegrazione”) della coscienza individuata in quella universale. È “teoria e prassi”, una concreta “visione sperimentabile”: posizioni-asana; respirazione controllata-pranayama; recitazione di parole-mantra; gesti-mudra; concentrazione-dharana; meditazione-dhyana; coscienza trascendentale-samadhi; penetrazione coscienziale-samyama; liberazione-moksa.

In molti praticano, anche bene, esercizi fisici ed espongono egregiamente la filosofia Yoga, ma non si può certo dire che facciano davvero dello Yoga. Lo spirito e lo scopo con cui affrontare lo Yoga non è quello di puntare ad ottenere benessere psicofisico e prestazioni eccezionali. Lo Yoga, la cui vera natura è di stampo iniziatico, è accessibile realmente mediante una grande sete di liberazione, un’autentica aspirazione al divino, una incontenibile brama dell’Intelligibile.

Lo Yoga iniziatico non è per stare bene in questo mondo illusorio, ma per liberarsi da esso, ricondurre la propria Anima al Divino.

Molti degli Yoga che imperversano nel mercato delle offerte sono delle contraffazioni, dei modelli insinceri che ingannano ricercatori sinceri.

Il vero Yoga, anche in un contesto dell’offerta fuori luogo, può essere praticato con buoni risultati, se però il cuore dello yogi-praticante è di quelli assetati di “Liberazione” (moksa), di quelli che ascoltano le esigenze dell’Anima e non dell’ego (“io-mio”, l’”ahamkara”).

Lo Yoga non richiede esaltazione emotiva, ma serio interesse per una profonda esperienza risolutiva (per l’appunto, la Liberazione-moksa).

L’esperienza Yoga, quando intrapresa correttamente, offre risposte soddisfacenti per il bisogno di conoscenza, per la volontà e la capacità nell’agire e per il sentimento unitivo fondamentale (nell’immanente e nel trascendente): un cammino completo per la vera realtà dell’individuo incarnato che deve riunirsi con la coscienza divina.

“(…) Da molte direzioni si cerca di far passare la convinzione che anche lo Yoga, al pari di molte altre cose umane, sia cambiato e che, quindi, si debba prenderne atto.
Chi o che cosa è cambiato?
È cambiato l’uomo, ancora una volta, o lo Yoga?
Chi sostiene che è cambiato lo Yoga non lo conosce, non lo ha compreso, non lo ha sperimentato nella sua natura essenziale, non è ancora in grado di coglierne i segreti elementi sui quali si basa e in virtù dei quali è impossibile che lo Yoga cambi.
La contro-iniziazione ha esponenti, inconsci e impreparati, anche nelle fila del popolo dello Yoga. Essa si serve di molti devoti dell’ignoranza. Basti l’esempio del maestro (con la “m” molto minuscola) Bikram Choudhury che ha realizzato, in America, il copyright sullo Yoga, come se questo fosse possibile.
È l’uomo che cambia, a volte in senso evolutivo (verso l’Alto), altre in senso involutivo (verso il Basso).
È l’uomo che cambia, modificando il suo modo di utilizzare lo Yoga in base al cambiamento delle motivazioni, “sentite”, che lo portano alla sua pratica. (…)”.

Rosario Castello
Yoga. Piccola guida per conoscerlo
Youcanprint

 

Lo Yoga è una via di Realizzazione, di Illuminazione e di Liberazione, una vera e propria via iniziatica: così era infatti per gli Yogi dell’antichità.
Lo Yoga è un “processo di risveglio” (esoterico) dove il benessere fisico è solo un semplice effetto collaterale, una conseguenza della sapiente alchimia con la quale trattare il corpo: un dono sacro. Tutto nello Yoga, dalla condotta etica agli asana, dal pranayama alla meditazione, fa parte del cammino verso una coscienza superiore.
Così era per gli antichi Yogi e così non può che essere oggi per i sinceri “ricercatori della Verità” (gli Yogi dell’oggi).


"(...) Un serio e preparato discepolo al quale domandassimo perchè pratica lo yoga risponderebbe di certo in questo modo: 'perchè riconosco come affermano i Veda, le Upanisad e anche la Tradizione iniziatica occidentale, di essere caduto nell'avidya obliando così la mia vera natura. Praticando lo yoga sconfiggerò l'avidya e mi reintegrerò nella mia pura essenza' (...)".

Raphael
da Essenza e scopo dello Yoga
Asram Vidya Edizioni

“Se il tuo scopo è grande
e i tuoi mezzi piccoli,
agisci comunque,
perché solo con l’azione
essi possono crescere in te”.
Sri Aurobindo

 

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Bhagavadgita (tradotta e commentata da Raphael)
Raphael
Asram Vidya Edizione

Bhagavad-Gita. Una mappa per conoscerla
Massimo Faraoni
Edizioni Digitali Centro Paradesha
www.centroparadesha.it

 


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