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507. Fai come vuoi, ma fai come ti dico io di Maxim Savarè

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Presentiamo, di seguito, l’Editoriale della Rivista bimestrale Maggio-Giugno 2014 “Vivere lo Yoga”, di Maxim Savarè perché in esso abbiamo riscontrato una potenza della semplicità delle cose dette, su cui in molti dovrebbero soffermarsi: potrebbero sembrare cose scontate, che invece non sono, per quel modo ormai superficiale di pensare inflazionato.
Sosteniamo con forza, trovandosi tale “pensare” nel nostro “tradere”, quanto esposto in questo editoriale da Maxim Savarè e per questo lo ringraziamo immensamente: un egregio lavoro di ri-sensibilizzazione di chi, per scelta di vita, varca percorsi realizzativi come quello dello Yoga.

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Può sembrare un controsenso ma la citazione riportata (nel titolo) fotografa esattamente la realtà in cui viviamo ogni giorno. Teoricamente la nostra è una società democratica che lascia all’individuo la facoltà di scelta, purtroppo, però, questo non corrisponde al vero. La nostra autonomia decisionale è seriamente minata dalle aspettative e dai dettami imposti. Tutti si aspettano da noi qualcosa: la famiglia, lo stato, gli amici, il partner … Diventa difficile fare quello che si vuole se nel farlo si deludono così tante persone … E tutto questo senza contare i paletti esistenziali. Martin Luther King aveva cercato di stabilire una regola comportamentale semplice per il quieto vivere, e la sua celebre frase – La mia libertà finisce dove comincia la vostra” – avrebbe dovuto risolvere ogni dubbio, ma in pochi la rispettano. Già, forse è proprio questo il problema: il rispetto. Come si può chiedere a qualcuno di rispettare il prossimo se nel frattempo si è perso il valore del termine? Una volta si rispettavano i padri, le madri, i figli, le persone anziane, la natura
Oggi nulla è risparmiato. L’egoismo e l’invidia spingono tutti verso “il lato oscuro”. Qualcuno per giustificare la chiama sopravvivenza ma visto che questa parola trae origine da “vivere”, come si può pensare di vivere a scapito degli altri? Che tipo di vita sarebbe? E si potrebbe ancora definire ancora vita?
Certo se con vivere intendiamo la possibilità di mangiare, dormire, lavorare, allora sopravvivere avrebbe un senso ma se intendiamo qualcosa di più elevato, allora il sacrificio di anima e sentimenti, equivarrebbe a una morte cerebrale. Anche nello Yoga questi controsensi possono accadere. Vivere lo Yoga non è facile. Il nostro maestro, i nostri amici (e spesso noi stessi) si aspettano qualcosa da noi. Maggior controllo, meno ansia, una nuova consapevolezza mistica … In molti si concentrano sugli allineamenti solo per primeggiare e tanti accumulano esperienze come se si trattasse di un concorso a punti dove la frequenza garantisce un premio finale … Questi “sforzi”, se non sono accompagnati da una vera intenzione, non portano a nulla. Gratificano solo il nostro ego facendoti credere di essere migliori. Per questo l’intera rivista parla di successi, di traguardi e di vittorie. Non per spingervi verso nuovi orizzonti di gloria ma per un attento esame delle vostre motivazioni. Non seguite i consigli, non cercate di accontentare il prossimo … Fate ciò che vi suggerisce il cuore. Lui non sbaglia, non vi inganna, non si approfitta di voi. E a chi pretende di controllare le vostre azioni rispondete : Io vivo la mia vita.

Maxim Savarè
Editoriale tratto da Vivere lo Yoga
la Rivista bimestrale n° 56 – Maggio-Giugno 2014

 

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