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702. Il pasticciaccio “crisi-referendum-crescita zero”

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Cosa non si fa per restare al potere e proteggerselo dall’eventuale sottrazione da parte di “qualcuno”, come ad esempio dai cittadini, il popolo, la sovranità popolare. Tutti i sistemi che lo permettono vanno bene: compresi la menzogna, l’inganno e l’autoritarismo. Ci si rimangia anche tutte le frasi-effetto sparate lungo i mesi passati quando c’era ancora la convinzione di vincere il referendum costituzionale con il “SI”, a costo di farsi dare del “pollo da batteria che perde e fa finta di nulla” o farsi dire di essere come “un politico vecchia maniera che resta attaccato alla poltrona”.

Adesso è arrivato un governo nuovo che ha cercato di realizzare alcune cose. Se sulla madre di queste battaglie, che è la riforma costituzionale, i cittadini non sono d’accordo, hanno tutto il diritto di dirlo ed io ho il dovere di prenderne atto. Non sono un politico vecchia maniera che resta attaccato alla poltrona” (10 gennaio 2016 al Tg1)

Loro non parlano di merito. Parlano di me. Dicono che ho sbagliato a dire che se perdo vado a casa: e secondo voi io posso diventare un pollo da batteria che perde e fa finta di nulla? Pensano forse che io possa diventare come loro?” (29 giugno 2016 su e-news)

Se perdo il referendum considero fallita la mia esperienza politica”. Questa frase del dicembre 2015 rivela che era straconvinto della vittoria del “SI”, ovvero della sua vittoria.

Con un premier al servizio dei “poteri forti”, anche se lo nasconde molto bene, era inevitabile che prima o poi la cosa si rivelasse da ed in modo chiaro, evidente, per tutti.
È venuto fuori l’interesse, dei poteri forti della finanza, per la riforma costituzionale che i cittadini italiani, con il referendum di novembre (?), accetteranno votando “SI” o rifiuteranno votando “NO”.
Cosa c’entra questa ingerenza della finanza internazionale con le questioni interne all’Italia, come la questione della Costituzione di uno Stato sovrano? Cosa c’entra la connessione, che si vuol far passare all’opinione pubblica, tra la riforma costituzionale (preparata impropriamente e illegalmente dal governo in carica non votato dagli italiani) e la ripresa zero (dovuta all’incapacità di questo governo in carica, non eletto ma impostosi, che ha fallito tutti i propositi che si era fissato, che sperava più nella fortuna che nelle proprie competenze)? Infatti, con questo governo, la povertà è aumentata, la precarietà non è scomparsa, i posti di lavoro veri sono solo nell’immaginazione dei membri di questo governo (che gioca con i numeri), le pensioni basse sono rimaste basse, i problemi della sanità sono aumentati, le tasse degli italiani sono aumentate anche se il premier e i suoi ministri continuano a sostenere che le hanno abbassate (forse l’ultima parola dovrebbero dirla i cittadini che le pagano e vengono presi di mira dall’Agenzia delle Entrate e da Equitalia), i risparmiatori continuano a rischiare i propri risparmi (mentre questo governo, dopo aver salvato le banche e gettato nel lastrico i risparmiatori, adesso libera anche i responsabili Gianni Zonin – della Popolare di Vicenza –, Vincenzo Consoli – di Veneto banca –, Pier Luigi Boschi – di banca Etruria – perché possano continuare ad occuparsi di credito nonostante vi sia una direttiva UE – tenuta bloccata dal Tesoro da un anno – con severi criteri per l’onorabilità dei banchieri) nonostante le tante belle parole spese ma con pochi fatti certi e concreti di salvaguardia, i migranti continuano ad arrivare in massa con sempre tante vittime a pagare un duro prezzo, e tanto altro ancora di annunciato ma non di realizzato.
Ma come potrebbe solo un “SI” alla riforma costituzionale dell’Italia trasformare improvvisamente tutti i problemi, non risolti in due anni dal governo, in soluzioni eccellenti che fanno ripartire tutto, economia, finanza, posti di lavoro, povertà, precarietà, sicurezza dal terrorismo, sicurezza delle banche, ecc..
Un premier bugiardo, ingannatore, in un contesto sociale come quello attuale dove migliaia e migliaia di famiglie non riescono ad arrivare a fine mese, rischia molto, moltissimo. Per la bramosia di un potere che non si vuole mollare e di una vittoria che si vuole a tutti i costi (quella del “SI” che ha ormai assunto solo caratteri personalistici vergognosi) si può ingannare così un intero Paese, il proprio Paese?
Che diritto ha la finanza internazionale a ficcare il naso, e non solo, nelle questioni che riguardano i diritti e le libertà dei cittadini italiani, mediante i suoi strumenti di manipolazione dell’opinione pubblica come “Financial Times” e “Wall Street Journal”?
Come si permettono di accostare il risultato del referendum costituzionale alla crescita dell’economia? Come se il giorno dopo, se dovesse passare il “SI”, gli italiani si ritroverebbero con più soldi in tasca, meno debiti, meno povertà, più servizi pubblici, pensioni maggiorate, e tantissimi posti di lavoro che piovono dal nulla. Questa si chiama disonestà intellettuale e tentativo di esercitare una pericolosa persuasione occulta diabolica sui cittadini.
Come si può tollerare la loro arrogante pretesa di influenzare, con vere e proprie minacce, il risultato del referendum?

Che diritto ha un presidente della Confindustria di cercare di influenzare, in modo improprio, l’opinione dei cittadini italiani, sulla questione della riforma costituzionale, quando la sua funzione non è di natura politica ma economica-finanziaria? Perché non cerca si svolgere bene il suo mestiere per favorire la ripresa economica dell’Italia, invece di fare il braccio politico di Renzi, magari mettendo in ko i corrotti, i corruttori, i faccendieri dubbi, della classe dirigente del suo campo d’azione e di conoscenza? Noi non crediamo che un presidente della Confindustria  possa essere un imbecille, non crediamo nemmeno possa essere un disonesto, ma intellettualmente in malafede sì, quando afferma che il “SI” alla riforma costituzionale sia fondamentale per la governabilità e la stabilità economica dell’Italia. Ma cosa c’entra la Costituzione italiana così com’è dei Padri Costituenti con l’ingovernabilità e l’instabilità: la colpa, se colpa può esserci, non è dell’attuale Costituzione ma dell’incapacità di Renzi a saper governare e nella sua carenza di azioni di governo che ha aggravato l’instabilità economica del Paese.

Come può un “SI” far uscire da una crisi come quella attuale, una crisi che non è mai rientrata dai suoi livelli preoccupanti? Cosa c’entra l’ISIS, paventata dalla ministra Boschi, con la riforma costituzionale (forse, con il passaggio del “SI” alla riforma, l’ISIS si spaventa e non si azzarda di attaccare con eventuali attentati l’Italia)?
Cosa c’entra il Pil e la disoccupazione con la riforma costituzionale?
Una volta, molto tempo fa, in politica contavano i “fatti” (di cui i cittadini facevano esperienza nella loro vita quotidiana, il più delle volte con conseguenze positive); oggi la politica non fa che confondere, stordire i cittadini (che già affrontano la sopravvivenza quotidiana) con arzigogolate interpretazioni di quello che dicono di aver già fatto e di quello che annunciano più volte di voler ancora fare, o di quello che sarà votando “SI” al referendum che hanno spostato da ottobre  a novembre (che interessa solo loro e non i cittadini).
Messaggi onesti, chiari e precisi in politica, di cui poi si ha riscontro, non se ne vedono più.

Questo governo dell’auto-glorificazione non è riuscito nemmeno a contenere, non diciamo ridurre, il debito che negli ultimi sei mesi è salito a 2248,8 miliardi di euro (dati da Bankitalia). Il fantomatico rottamatore supereroe (che invece è un perfetto Pinocchio impossibile al ravvedimento) non è riuscito a rottamare l’unica cosa necessaria da rottamare veramente dell’ideale “lista delle priorità di buon senso”.
Questo governo narcisista incapace è riuscito a non fare una vera “legge di stabilità” ma di “instabilità” accertata.
Cosa ha fatto questo governo? Ha aumentato il debito, ha bloccato (altro che opere sblocca-Italia) il Paese, ha aumentato la disoccupazione, ha spalato nell’aria portando la crescita a zero (una vergogna), ha aumentato la povertà, ha messo le banche, da un lato, e i cittadini, dall'altro lato, a rischio senza fare nulla di concreto, ha speso parole gratuite che non hanno fermato i flussi degli emigranti, ha reso meno democratico e meno libero il Paese Italia, ha speso, invece di risparmiare, molti soldi pubblici per il capriccio di affermare il proprio potere personale e goderne alle spalle dei cittadini in difficoltà.

Non è forse autoritarismo infischiarsene di quello che dicono, votano e vogliono i cittadini italiani e restare attaccato indegnamente alla poltrona-potere e spavaldamente decidere per tutti, senza aver ricevuto consenso alcuno, che gli italiani fino al 2018 “non devono votare”? E comunque vada il voto sulle riforme? Tale comportamento da “disturbo narcisistico della personalità” è molto pericoloso ed è preoccupante che nessuna autorità istituzionale lo fermi. Le personalità-funzioni autorevoli, che potrebbero fermarlo istituzionalmente, debbono sentirsi responsabili per qualsiasi peggioramento possa subire il Paese per decisioni autoritarie irresponsabili, irragionevoli, mancanti del più semplice buonsenso.

Sono sicuro che vincerò il referendum, ma non perché questa sarebbe la mia vittoria, non è il referendum di Renzi” (2 agosto 2016 in Cnbc)
Ho sbagliato a personalizzare il referendum sulla riforma costituzionale” (10 agosto 2016 alla Festa dell’Unità).
Sì, si vota nel 2018” (21 agosto 2016 in Versiliana). Ha deciso come democrazia vuole.

Non crediamo che gli italiani siano felici di essere servi di una oligarchia finanziaria che vuole cancellare totalmente la loro sovranità popolare e monetaria, condannandoli a vivere privi di dignità morale e di dignità economica: crediamo nella possibilità di un bel “NO” che manifesti la chiara volontà di non voler rinunciare alla libertà.

Questo è il governo del pasticciaccio.

Pretendano gli italiani un vero “Governo” con veri statisti all’altezza del compito, intelligenti e di buonsenso, che non hanno bisogno di andare a rifarsi un’immagine-simbolo personale a Ventotene (con un buffo lancio della “rinascita dell’UE”, peggiorando e aggravando invece la situazione rispetto a prima: ha offerto, sotto le luci della ribalta, l’ultimo pezzo della tutela del lavoro in Italia – il contratto nazionale – mettendo gli italiani sulla strada della deflazione salariale [consigliata-voluta dai “poteri forti” sovranazionali]), ma che salvaguardino il bene comune più alto rappresentato dall’attuale Costituzione italiana del 1948.

 

 Letture Consigliate
Dalla parte della Costituzione, Antonio Ingroia, Imprimatur
Loro diranno, noi diciamo, Gustavo Zagrebelsky e Francesco Pallante, Laterza
La Costituzione rottamata?, Federico del Giudice, Edizioni Giuridiche Simone
Perchè NO, Marco Travaglio e Silvia Truzzi, PaperFirst
E' Stato la Mafia, Marco Travaglio, Chiarelettere

 


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