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730. Geometria del Male di Sigismondo Panvini

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Pubblichiamo, di seguito, alcuni stralci dello splendido libro di Sigismondo Panvini, Geometria del Male, con una interessante Prefazione di Carlo Palermo.
Noi consigliamo la lettura anche degli altri due libri dell’autore: Il Tempo della FineCodice Arquer – Il Punto D’Incontro; Generati dalla Luce, Editore Terre Sommerse.
Rinnoviamo i nostri complimenti all’autore per il suo Lavoro nel complesso, per la profondità, per quanto ha detto e per la capacità anche di aver detto senza dire.

In divina amicizia il Centro Paradesha

 

*****

L’origine della mafia

Il termine Mafia, o per meglio dire Maffia, compare per la prima volta nel 1863 nella commedia I maffiusi di la vicaria di Palermo, rappresentata con grande successo proprio a Palermo, la cui trama era incentrata sulle vicende ora comiche ora amare di un gruppo di detenuti del carcere palermitano della Vicaria.
Uno sguardo prospettico alla genesi delle triadi cinesi e di altre organizzazioni settarie orientali, come la Yakuza o la mafia russa, potrebbe indurci a concludere che sia stato l’assetto economico feudale a provocare la nascita di una forma di potere alternativo a quello legale, che si è espressa nella forma delle società segrete.
Parrebbe infatti che tutte le organizzazioni mafiose provengano da una stessa matrice originaria da cui poi si sarebbero diramate in diversi territori, assumendo le caratteristiche proprie dei luoghi di radicamento.
In Cina l’istituto dello “Xiedon”, una forma di giustizia privata basata sul reclutamento di mercenari, assomiglia moltissimo alla Mafia Sicula o alla Camorra Napoletana.
Le Mafie hanno pressappoco lo stesso impianto organizzativo, basato sul principio di appartenenza, sul mutuo soccorso, su meccanismi di reclutamento iniziatici, gerarchie interne, numeri sacri e un rigido codice che punisce in modo spietato chiunque ne violi le regole interne.
(…) La mafia siciliana si presenta come organizzazione piramidale fortemente gerarchizzata, dotata di una struttura centrale e di diramazioni intermedie che si avvalgono di una manovalanza criminale.
La sua caratteristica è di essere costituita come una famiglia patriarcale, in cui l’obbedienza agli ordini, il rispetto per i superiori, la fedeltà e l’onore sono riconosciuti come valori sacri e inviolabili.
La mafia ha un suo codice, un suo governo, suoi regolamenti interni, una sua amministrazione, sia centrale che periferica, un suo esercito e propri canali politici e diplomatici. Essa esprime una cultura profondamente legata al territorio e alle tradizioni e offre ai suoi adepti, a qualsiasi livello, ruolo, motivazione e considerazione sociale.
Le cosche (come un carciofo) costituiscono le famiglie, e queste ultime formano la consorteria a cui è affidato il controllo di un certo territorio.
(…) È grazie a una nuova visione del mondo che si creano le basi dello Stato moderno di diritto, il quale trova le sue radici nell’esigenza di separare la religione dal potere temporale e imprime alla società un carattere laico, dove fonte di ogni potere è la legge.
Le basi vennero gettate nel 1500, quando accorpamenti territoriali e accentramenti di potere portarono, per la prima volta, all’affermazione del concetto di Stato moderno.
I cambiamenti dipesero da esigenze di carattere militare.
L’organizzazione di un esercito permanente prevedeva l’esistenza di un’autorità unitaria relativa a una popolazione di un territorio definito da precisi confini.
Ciò determinò lo svuotamento del ruolo militare dell’aristocrazia e la diminuzione dei poteri feudatari, che furono progressivamente espropriati delle loro funzioni.
Il cambiamento promosse la nascita delle figure dei pubblici ufficiali (nobiltà di toga), che andarono a costituire il nucleo centrale dello stato. Essi differivano dalla vecchia aristocrazia (nobiltà di spada) in quanto quest’ultima aveva una propria autorità, mentre i primi traevano la propria eminenza solamente dall’ufficio ricoperto.
L’intera classe dirigente della società europea tra il Seicento e il Settecento fu direttamente formata dagli insegnamenti della Compagnia di Gesù, che aveva propagato nuovi concetti e nuove idee. A tale istituzione si deve per esempio il concetto base sulle cui fondamenta è stato eretto il moderno stato di diritto: il principio della separazione tra Stato e Chiesa, senza il quale non si sarebbe mai approdati alle organizzazioni politiche attuali.
(…) Gli intellettuali che essi formarono contribuirono a creare quella nuova visione del mondo che, liberando la vita civile da ogni supremazia religiosa, si basava sul principio astratto della legalità.
I gesuiti hanno mutuato il loro metodo educativo dall’insegnamento di San Benedetto la cui regola prescriveva un ritmo quotidiano preordinato di preghiera, lavoro e studio, che occupasse tutta la giornata, con variazioni che dipendevano dall’anno liturgico e dalle stagioni.
(…) Il Sacro Romano Impero, nato dall’intesa tra Carlo Magno e il Papa, si deve principalmente all’ispirazione e al metodo formativo benedettino, la cui caratteristica principale era l’assoluta superiorità delle norme, che dovevano essere osservate con scrupolo e obbedienza. La Regola era sovrana e rispettarla alla lettera era impegno primario di ciascun adepto; anche all’abate non era concessa alcuna facoltà di allontanarsene.
(…) Concepito come militia Christi, l’ordine dei Gesuiti fu fondato nel 1534 a Parigi da Ignazio di Loyola (1491-1556), col nome di Compagnia di Gesù; Ignazio di Loyola era stato iniziato nella setta spagnola di ispirazione islamica Shadhiyya, su indicazione di aristocratici veneziani.
L’ordine fu approvato da Paolo III nel 1540.
(…) La compagnia si diffuse rapidamente in Francia e in Italia, in Asia e in America Latina, dove i gesuiti ricoprirono importanti cariche inquisitori ali, fonadrono collegi, riorganizzarono la cultura politica sulle fondamenta del tomismo, divennero ascoltati confessori di molti sovrani e svolsero un’intensa opera missionaria.
I Gesuiti ebbero una posizione influente in ogni alleanza politica, un posto di consigliere presso ogni potente, stilarono trattati, negoziarono paci, fecero da mediatori fra nazioni in armi, combinarono matrimoni reali, partirono per pericolose missioni diplomatiche. Il primo occidentalea frequentare la corte  del Gran Mogol fu un gesuita, così come un gesuita fu il primo a essere nominato mandarino nel palazzo dell’Imperatore di Pechino. (…).

La Massoneria

È la cultura che apre e chiude le porte della conoscenza: le apre fornendo il suo linguaggio, i suoi paradigmi, la sua logica, i suoi schemi, i suoi metodi di investigazione e di verifica, ma al tempo stesso le chiude con le sue norme, le sue rigide regole e la sua relatività a un determinato contesto sociale.
I complessi sistemi che governano il cambiamento  delle strutture sociali si trasformano e si evolvono nel tempo, adeguandosi di volta in volta alle mutate esigenze della società. In qualche caso tuttavia esistono delle spinte così forti, delle contraddizioni così feroci, che non consentono al sistema sociale di riequilibrarsi automaticamente; in tali situazioni il cambiamento avviene in modo brusco e violento: a una determinata struttura sociale improvvisamente se ne sostituisce un’altra.
In un intreccio di razionalismo e di esoterismo, avvenne la formazione di una nuova matrice culturale che promuoveva il cambiamento sociale nell’occidente cristiano.
Le grandi rivoluzioni giunsero al termine di un lungo percorso, attuato non solo con manovre politiche, ma soprattutto con una certa ‘cultura’ propagata da nuove ideologie, atta a creare determinati paradigmi di pensiero e nuovi sentimenti collettivi.
Questi mutamenti si concreteranno nella Royal Society (chiamata anche collegio invisibile), nata nel 1660 a Londra per iniziativa di Haak, un tedesco originario del Palatinato, di Wilkins, cappellano del principe palatino, di Elias Ashmole, di Robert Moray e di Christopher Wren, Gran Maestro dell’ordine dei Rosacroce, nonché architetto, astronomo e matematico.
Furono autorevoli membri della Royal Society Benjamin Franklin, scopritore della differenza tra elettricità positiva e negativa, Robert Boyle, noto per la famosa legge sulle proprietà dell’aria che porta il suo nome, Robert Hook, che inventò la molla spirale, e il grande astronomo Edmund Halley, scopritore  della cometa che periodicamente riappare e che porta il suo nome.
Isaac Newton (1642-1727), uno dei più grandi scienziati di tutti i tempi, cui si deve la scoperta della legge di gravità e la definizione della forza orbitale, non fu solo il presidente della Royal Society, ma anche gran priore dell’Ordine di Nostra Signora di Sion, un ordine esoterico tutt’ora esistente, che un tempo era parte integrante dell’ordine dei cavalieri Templari, da cui si era scisso nel 1188.
(…) Nell’intreccio tra Massoneria bianca e cattolicesimo mistico possono intravedersi le prime scintille del fuoco rivoluzionario che divamperà ben presto nella scena mondiale.
(…) Per tutto il Settecento aveva prosperato in Europa la massoneria, propagatasi dalle associazioni segrete dei giacobini d’Inghilterra  e di Scozia (fautori della dinastia degli Stuart), la quale sviluppò una struttura organizzativa caratterizzata dal principio di appartenenza, basata su ferree regole di riservatezza suggellate da inviolabili giuramenti di fedeltà.
(…) Commercianti, banchieri, uomini d’affari riconobbero nell’associazionismo muratorio la via più rapida ed efficace per raggiungere le vette della scala sociale, mentre agricoltori e piccoli artigiani vi videro un argine allo strapotere dei nobili e dei ricchi e il coronamento del loro sogno di emancipazione.
La fusione di gnosi e rito misterico aveva dato vita a un insieme di ritualità, che definiscono la complessa gerarchia massonica, la quale come istituzione nasce a Londra il 24 giugno 1715, giorno di san Giovanni.
Il simbolo massonico è una stella a cinque punte in cui è raffigurata la lettera G, oppure un triangolo con un grande occhio (occhio della vigilanza) inscritto in essa.
La lettera G, di origine sumera, è legata al concetto di geometria (arte di misurare la terra). Essa è la Geometria del Male. (…)

Cagliostro

Il ruolo svolto dal palermitano Giuseppe Balsamo, conte di Cagliostro, nei movimenti rivoluzionari che infiammarono l’intero mondo di fine Settecento fu determinante. Cagliastro è stato l’anello di congiunzione tra l’Ordine dei Cavalieri di Malta, la cultura americana di Franklin e Washington e la Francia giacobina di Marat, Danton e Robespierre.
Giuseppe Balsamo nacque a Palermo il 2 giugno 1743.
Egli apprese i primi rudimenti di farmacologia quando nel 1756, giovane novizio, fu affiancato al frate speziale nel convento dei Fatebenefratelli di Caltagirone, dove era stato mandato a compiere i primi studi.
Dopo aver lasciato la Sicilia, Balsamo, su consiglio del suo prozio Giuseppe Cagliostro, si recò nella vicina Malta, dove fu iniziato da Manolo Pinto de Fonseca e divenne, a venticinque anni, triplice cavaliere, Templare, Maltese e Rosacrociano, assumendo il nome di Alessandro conte di Cagliostro (solo i nobili potevano avere l’investitura a cavaliere) e votandosi all’avvio del progetto che prevedeva la distruzione delle monarchie e l’instaurazione di un’era nuova.
L’idea derivava dalla dottrina che Jacques de Molay, ultimo gran maestro del disciolto Ordine dei Templari, prima di essere arso sul rogo, avrebbe rivelato a suo nipote, il conte di Beaujeu.
Cagliostro acquisì conoscenze magiche e alchemiche portentose (spagirica, astrologia, alchimia, telecinesi, chiaroveggenza), che successivamente esercitò nelle più importanti corti d’Europa, raggiungendo altissima fama.
A Messina entrò in contatto con Andrea Gallo, noto massone,che nel febbraio del 1755 aveva fondato l’Accademia culturale dei Reparatori, nella quale possiamo identificare l’embrione  della prima Loggia apparsa in Sicilia, La Riconciliazione, collegata alla Gran Loggia Nazionale di Vienna e più tardi agli illuminati di Baviera … Poi Cagliostro venne iniziato ai segreti della Massoneria egiziana dal misterioso maestro Altothas, che può essere identificato col monaco benedettino Dom Antoine Pernety, uomo di vasta erudizione, che lo introdusse agli arcani celati negli antichi caratteri geroglifici egizi e al culto antichissimo del dio serpente.
(…) Il progetto di Cagliostro trovò in Mayer Amschel Rothschild, l’abile fondatore della famosa dinastia bancaria, e in J. Adam Weishaupt (1748-1830), professore di Diritto Canonico a Ingolstadt, grandi interpreti e sostenitori.
Nel 1743, Moses Amschel Bauer aveva fondato in Germania un ufficio di contabilità e sull’entrata aveva collocato lo stemma di un’aquila romana su uno scudo rosso. L’ufficio divenne presto noto come la ditta dello Scudo Rosso o, in lingua tedesca, Rothschild.
Quando il figlio Mayer, il terzo personaggio di questa triade, ereditò l’attività, decise di cambiarsi il nome, assumendo quello di Rothschild, e fondò una banca.
Johann Adam Weishaupt (1748-1830) nacque in Germania il 6 febbraio 1748 da genitori ebrei ortodossi convertitisi al cattolicesimo, e ricevette i suoi primi insegnamenti sia da insegnanti ebrei che da Gesuiti.
Weishaupt fu iniziato alla massoneria dall’irlandese Franz Kolmer, che era stato maestro anche di Cagliostro.
È in questi tre personaggi che possiamo vedere il legame spirituale che unisce massoneria e magia egiziana, così intenso da fondere i misteri iniziatici con il culto egizio del serpente, facendo coincidere il massimo grado iniziatico con il doppio assoluto Dio-Baal, con un evidente rimando simbolico alla Sicilia, terra consacrata a Baal dai Cananei.
La Trinacria, mostro a tre gambe, simbolo della Sicilia, è riconducibile a Baal, antica divinità cananea della fecondità e della fertilità dei campi, simboleggiata dal toro e dalla tempesta, che era considerata portatrice di pioggia, seme divino effuso nel terreno per far germogliare la vita. Si credeva  che il simbolo fosse stato introdotto dai Normanni, in realtà essi lo hanno mutuato proprio dai Siculi.
Il rito egiziano, di cui Cagliostro era divenuto Gran Cofto, doveva la sua ispirazione ai testi dell’egiziano Ermete Trismegisto, che recuperati, tradotti in arabo e commentati da Dhu alNun alMisri (-859), Kharraz (-899), Hallaj (857-922) e Suhrawardi (1155-1191), avevano aperto le porte allo straordinario pensiero sufi, le cui correnti germinarono nell’Asia centrale e vennero da lì diffuse in tutto il mondo.
Secondo l’alchimia egiziana, tutte le cose in natura sono costituite da una materia unica, che si manifesta con diversi gradi di purezza.
In arabo il termine KHEMIAE diventò AL-KIMIYA (il prefisso AL corrisponde all’articolo determinativo) in italiano ALCHIMIA.
(…) Nel 1762, a Jena, Cagliostro incontrò Carl Gotthelf von Hund, assieme al quale fondò un’organizzazione rigidamente gerarchica, la “Stretta Osservanza”, della quale divenne Gran Priore.
La Stretta Osservanza, cui aderirono entusiasticamente membri della migliore nobiltà della Germania, era l’anticamera per accedere a un livello superiore, detto dell’”Alta Osservanza”, e da l’ all’Ordine “Militia Christi Templique Salomonis”, l’Ordine del Tempio, sopravvissuto al rogo che aveva avvolto nel 1314 il Gran Maestro Jacques de Molai.
(…) Cagliostro a Lione istituì la “madre loggia”, la “Sagesse Triomphante”, per la quale ottenne una favolosa sede e l’adesione di importanti personalità.
(…) Weishaupt elaborò nel 1770 “Il Nuovo Testamento di Satana” e nel 1773 insieme a Mayer Amschel Rothschild mise a punto il piano per instaurare il Novus Ordo Seculorum, una nuova era “luciferina”.
(…) L’impronta degli Illuminati nella nascita degli Stati Uniti è evidente già nella prima bozza del Great Seal americano del 1782, dove compare una chiara simbologia occulta, che poi rimarrà anche nella versione definitiva e infine sulle monete da un dollaro, dove è tutt’ora presente.
(…) La Massoneria Egiziana di Cagliostro venne fondata ufficialmente nel 1785, anno della soppressione definitiva dell’Ordine degli Illuminati.
(…) L’influsso della Massoneria, di Cagliostro e degli Illuminati è stato determinante nell’intero processo rivoluzionario americano e francese, culminato poi nella nascita dello stato laico, liberale e repubblicano. (…).

L’era dei Rothschild

Guglielmo d’Orange, dopo aver invaso nel 1868 l’Inghilterra dai Paesi Bassi, ascese al trono inglese nel 1869 con il nome di Gugliemo III. Egli regnò prima congiuntamente con la regina Maria e poi solo, in seguito alla morte di quest’ultima, avvenuta nel 1694.
A Gugliemo III si deve la nascita della Banca d’Inghilterra, seconda tappa dello sviluppo del sistema bancario globale, condizione necessaria per portare pochissimi uomini al controllo totale dell’umanità.
Verso la metà del settecento, l’Impero Britannico era all’apice del suo potere nel mondo.
La Gran Bretagna aveva combattuto quattro guerre in Europa, il cui costo era stato elevato; per finanziare le operazioni militari il parlamento inglese aveva contratto pesanti debiti con la banca Rothschild. Alla metà del XVIII secolo il debito del governo britannico ammontava a centoquaranta milioni di sterline, una somma enorme per l’epoca. Il governo di Sua Maestà per poter pagare gli interessi, attuava un sistematico prelievo fiscale dalle proprie colonie in America.
Vi era in quel periodo una grande scarsità di metallo prezioso per coniare monete, così i coloni erano stati costretti a iniziare a stampare su carta la propria valuta.
Già nel 1690, la colonia del Massachusetts aveva incominciato a stampare la propria valuta su carta, seguita nel 1703 dalla South Carolina e quindi da tutte le altre colonie.
Il fatto ovviamente non poteva non avere ripercussioni anche nella lontana madre patria. Nel 1720, il governo della Corona, preoccupato da questa tendenza, ordinò a ogni Governatore Reale Coloniale di limitare l’emissione di valuta coloniale. Il provvedimento venne largamente disatteso.
Il parlamento Britannico nel 1742 emanò il British Resumption Act, stabilendo che da parte delle colonie le imposte e le tasse dovessero essere corrisposte in oro. Il provvedimento provocò una grave crisi in America.
Benjamin Franklin (massone di 33° e cavaliere templare) nel 1757 fu inviato a Londra per rivendicare il diritto di stampare la propria valuta su carta da parte delle colonie. Egli finì col rimanervi per i successivi diciotto anni, fino all’inizio della Rivoluzione Americana.
Nell’arco di questo periodo, un numero crescente di colonie americane ignorò le prescrizioni del parlamento inglese e continuò a emettere la propria valuta, chiamata “buono coloniale”.
Il buono coloniale rappresentava un affidabile mezzo di scambio e, inoltre, aiutava a suscitare un sentimento di unità fra le colonie. Questa moneta, non sostenuta da riserve d’oro o d’argento, diventava a corso forzoso. Ciò determinò un miglioramento della situazione economica generale. Ai funzionari della Banca d’Inghilterra, che chiedevano a Franklin in che modo potesse spiegare la ritrovata prosperità delle colonie, egli rispose:
“La questione è semplice. Nelle colonie noi emettiamo la nostra valuta, che si chiama buono coloniale. La emettiamo in quantità appropriata rispetto alla domanda commerciale e industriale per far sì che i prodotti passino facilmente dal produttore al consumatore … In questo modo, creando per noi stessi la nostra valuta, ne controlliamo il potere d’acquisto e non dobbiamo pagare interessi a nessuno”.
Franklin aveva scoperto il segreto del denaro.
(…) Il carbonarismo, cioè la struttura inferiore e visibile dell’Alta Vendita (di cui uno dei capi era Carl Rothschild), si diffuse velocemente. Dal Regno di Napoli la Carboneria iniziò a diffondersi in molte altre regioni d’Italia. In Piemonte e in Lombardia s’irradiò dai centri di Ginevra e Parigi.
Nel frattempo il centro della Lega Anti-Napoleonica si era spostato a Francoforte, nelle mani di Mayer Amschel Rothschild (1743-1812), che amministrava le ricchezze del principe elettore Wilhelm di Hesse-Cassel, impiegandole per finanziare i nemici dell’Impero Napoleonico.
Il primogenito di Mayer, Amschel, era rimasto a Francoforte per occuparsi della banca della città natale; il secondogenito, Salomon, fu mandato a Vienna; il terzo figlio, Nathan, il più abile, fu mandato a Londra nel 1798, all’età di ventuno anni; il quarto figlio, Karl, si recò a Napoli; il quinto, Jacob (James), andò a Parigi.
(…) I Rothscild si misero quindi in affari con il principe Wilhelm di Hesse-Cassel, il monarca più ricco d’Europa.
(…) Le banche dei Rothschild verso la metà dell’Ottocento dominavano tutto il sistema bancario europeo. Essi erano sicuramente la famiglia più ricca del mondo e una considerevole parte della nobiltà europea era fortemente indebitata con loro. In virtù della loro presenza come banchieri in cinque nazioni, i Rothschild erano autonomi dai Paesi nei quali operavano. Se le direttive politiche di una nazione non favorivano loro o i loro interessi, essi potevano semplicemente non concedere crediti, oppure concederne solo a quei gruppi che contrastavano tali direttive.
(…) È stato Rothschild l’artefice della Rivoluzione Americana, è stato ancora lui il finanziatore della Rivoluzione Francese, è sempre lui l’accorto gestore del congresso di Vienna. A lui può essere attribuito il ruolo di massimo sostenitore della Carboneria.
(…) Si può concludere che la Massoneria e la Carboneria furono le forze che determinarono un profondo cambiamento nella mappa del potere, contribuendo a realizzare il metodo democratico e repubblicano, sostenuto e realizzato da partiti politici, di cui le Vendite sono state la prima espressione storica, divenendo pertanto fautrici della nascita dello stato laico e liberale.
Pochissimi uomini sono riusciti a dominare per intero il mondo attraverso il controllo delle banche e delle attività produttive. Si tratta di una semplice casualità o di una lunga strategia pazientemente perseguita attraverso secoli e millenni?
(…) I Superiori Incogniti (S.I.), seguendo un protocollo segreto stavano semplicemente trasformando un controllo palese in uno occulto, molto più penetrante ed efficace. Mentre l’impero di Sua Maestà veniva smantellato, essi istituirono nelle ex-colonie una rete di società segrete attraverso cui potevano manipolare l’economia e la politica, avviando un controllo sempre più invasivo e capillare del genere umano. (…)

Sigismondo Panvini
Geometria del Male
Edizioni Il Punto D’Incontro

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Un libro assolutamente da leggere, da quanti insospettiti dell’andamento delle cose nel mondo e che volessero comprendere alcune chiavi fondamentali per trovare risposte a molti perché.

 


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