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754. La Vostra Vita di veri discepoli

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Le “cose” che devono fare i veri discepoli, lungo il sentiero realizzativo scelto, non sono né Orientali Occidentali: sono “cose” necessarie per lo svolgimento corretto di una buona Sadhana. Abbiamo insistito più volte nel ripetere che il Lavoro di una Sadhana consiste nel separare la Luce dalle Tenebre del Sadhaka stesso. Tale opera di separazione non solo è utile per l’efficacia del proprio “risveglio”, ma anche per destare quella “Forza” interiore necessaria a trasformare il mondo, per creare possibilità di risveglio per tutti. Operare, quindi, con l’intimo intento di separare la Luce dalle Tenebre nell’intera Umanità è segno di stare praticando una giusta e completa Sadhana.
Fare vera Sadhana significa fare di se stessi (non solo fisicamente) uno strumento forte e potente in grado di affrontare qualsiasi ostacolo “soffiato” dalle forze contro-iniziatiche.
Come si costruisce uno strumento così potente?
È semplice: lavorando tenacemente sulla Mente, l’Organo interno, ovvero ciò che da noi è stato ripetutamente chiamato l’Antahkarana.
Il vero discepolo è un guerriero della Luce pieno di Amore nel cuore.
Viene quel giorno, per tutti i veri discepoli, in cui finalmente sentire scorrere concretamente la “Forza” (Prana-Sakti), vigorosa e potente, sentire un diffuso senso di benessere totale, sentire di essere connessi alla potenza trascendentale della Sorgente Suprema, nonostante altre tappe importanti aspettino sul Sentiero.

È cosa fondamentale, per il vero discepolo, individuare la propria “posizione coscienziale” (nell’individuato) così come è importantissimo comprendere la propria posizione nell’universale, nel vasto contesto dei Cicli della manifestazione.
Il discepolo deve prendere atto del proprio posto-funzione nella visione universale che mantiene in interiormente, man mano che il suo livello e grado di coscienza cresce. La consapevole posizione del micro e del macro sono fondamentali ai fini dell’ulteriore risveglio verso i gradi superiori dell’essere (per i Misteri Maggiori).
Sapere di trovarsi alla fine del settimo Manvantara dell’attuale Kalpa è una cosa importante per essere in grado di sventare le soffiate di ignoranza che confondono molti ricercatori, cercatori non proprio approfonditi.
Ci si trova, con tutta l’Umanità, alla fine, quindi, del settimo Manvantara dell’attuale grande Ciclo (un Kalpa è formato da 14 Manvantara). Il Kalpa, questo attuale grande Ciclo, è quello chiamato “L’Era del Cinghiale bianco”.
Un Manvantara è composto da quattro Yuga (ere-età):

1 l’Età dell’Oro, krta o satya
2 l’Età dell’Argento, treta
3 l’Età del Bronzo, dvpara
4 l’Età del Ferro, kali

L’attuale posizione dell’intera Umanità è in quella del Kali-Yuga, l’Età Oscura, alla fine del suo tempo.
Ogni Yuga vede discendere un Yuga-avatara, cioè quelle Manifestazioni divine che appaiono in ogni era per insegnare il metodo di realizzazione spirituale più adatto.
La prossima Età è quella dell’Oro (krta o satya), tempo in corrispondenza e connesso all’Età dell’Acquario, secondo altri parametri di riferimento esoterici.
La consapevolezza-visione del vero discepolo deve contemplare l’esistenza di quel “Consiglio di Dio” chiamato “Centro Spirituale Supremo” (lungo le età Paradesha, Shambhala, Agarttha, Tula, Salem, Terra dei Beati, ecc.) presieduto da Manu/Melki-Tsedeq/Sanat Kumara, il vero responsabile della gerarchia iniziatica. Egli rappresenta il prototipo dell’Uomo nel Manvantara: è, a tutti gli effetti, l’espressione del Verbo divino. Ecco perché il vero discepolo dovrebbe riferirsi a Lui lungo la pratica della propria Sadhana. Il vero discepolo deve, al proprio livello e grado di coscienza, cercare di manifestare, nella propria vita, i tre “poteri” di Manu/Melki-Tsedeq/Sanat Kumara che lo fanno essere (il Re-Sacerdote del Mondo):

1 Signore della Giustizia
2 Sacerdote di Giustizia
3 Re di Giustizia

Con la dovuta intelligenza spirituale il vero discepolo potrà comprendere senza fraintendimenti cosa si vuole intendere.
Cercare di applicare questi tre “poteri” nella propria vita significa non fare confusione tra il potere del risveglio spirituale e il potere di manifestazione di luce nel mondo del divenire degli uomini, dove il vero discepolo è servitore.
Manu/Melki-Tsedeq/Sanat Kumara è l’Inviato del Principio: così il vero discepolo deve riuscire ad usare se stesso nei confronti del mondo.
Naturalmente tutta la Sadhana è un andare verso tale elevato stato di coscienza.

Il vero discepolo, mentre lavora per pervenire alla soluzione finale della sua individualità-Jiva nel puro Essere-Brahman, intesse anche le possibilità per tutti gli altri esseri umani, perché possano giungere alla Liberazione (Moksa) anch’essi. La Jnana (“Conoscenza”) è disponibile sempre per tutti coloro che la vogliono, che la cercano.

Il vero discepolo, con il messagio-esempio della propria vita, trasmette il valore dei quattro Purusartha, perché ognuno possa sentirsi ispirato a fare le giuste scelte per sé. Ciascun essere umano matura il tempo della giusta scelta e deve sentirsi pronto a farlo.
I quattro Purusartha:

1 Kama (desiderio)
2 Artha (benessere)
3 Dharma (rettitudine)
4 Moksa (liberazione).

Per il vero discepolo la concentrazione massima è per la Liberazione (Moksa) e quindi raggiungerne la giusta maturità per sperimentarla.

Il vero discepolo ha chiare, innanzi a sé, le tre forme di Liberazione possibili:

Videhamukti: Liberazione (Mukti) fuori della forma corporea (Deha) ottenuta al momento della morte, in quanto la Conoscenza già presente virtualmente.

Kramamukti: Liberazione (Mukti) per gradi dell’Anima individuata nel corso delle esistenze successive sui diversi piani esistenziali, fino alla finale liberazione (Moksa).

Jivanmukti: Liberazione (Mukti) mentre si è ancora in vita (Jivan). Significa l’ottenimento della Realizzazione dell’Assoluto (Brahman) e la conseguente definitiva emancipazione (Moksa) dai legami del samsara (il ciclo del divenire) mentre si è ancora nel corpo fisico grossolano (Sthulasarira).

 


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