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921. Teoria e prassi nella Spiritualità

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Il linguaggio, il più delle volte, anziché unire divide: individui, categorie, sistemi di pensiero, filosofie, religioni, politiche, ecc..

È bene capire, una volta per tutte, che i problemi nel mondo, all’interno dell’umanità, dipendono da un fatto semplicissimo da comprendere: gli esseri umani si trovano tutti a differenti gradi di coscienza, diverse “posizioni coscienziali” che percepiscono, pensano, parlano e agiscono secondo il loro grado coscienziale.
Un grosso problema irrisolvibile se visto da un punto di vista dal basso; comprensibile e tollerabile da un punto di vista dall’alto, dallo stato di realizzazione dell’Uno-senza-secondo.

Anche tra i “risvegliati” vi sono gradi di differenza. Risulta ovvio che tutti gli esseri umani non possono parlare la stessa lingua.
La vita del “risvegliato”, a qualsiasi grado si trovi, non è affatto facile, specie nell’interazione col suo prossimo: per lui tutte le prospettive, di prima del risveglio, sono cambiate. Tale “risvegliato”, quando effettivo, non può più fare a meno di sperimentare e riconoscere come tale ogni Verità incontrata con la Filosofia dell’Essere (la Conoscenza sovraindividuale e non-umana).

Un esempio, della necessità di sperimentare una verità, è quello che molti apprendono, teoricamente, di possedere un “corpo-veicolo sottile” (lingasarira, corpo astrale), ma questa, per loro, è solo una verità a priori, non ne hanno la certezza, non l’hanno sperimentata, devono ancora poterla riconoscere. Solo per chi le sperimenta davvero, le conoscenze della Filosofia dell’Essere, sono “verità vivente” e operante.

Sono molti, quelli della schiera degli apprendisti delle “verità a priori”, che pur non avendo sperimentato direttamente quelle “verità” proiettano, con la funzione della mente proiettiva, l’“Immagine” di una loro realizzazione (in realtà inesistente), un’inconscia operazione di auto-illusione o, in alcuni casi, di un’operazione di consapevole impostura per fini oscuri.

Sono questi soggetti che, nei vari “centri spirituali”, si fanno “porte-canali” d’ingresso dell’insidia contro-iniziatica. Le Forze Involutive coscienti si servono dell’“ignoranza”, culturale e metafisica, per insidiare sia singoli individui sia “centri spirituali”. L’opera d’insidia, nei “centri spirituali”, è sempre un’opera di sovrapposizione-sovragestione (di possessione delle strutture).

La contro-iniziazione insidia per ottenere, in ogni dove del divenire, “Oscuramento”: oscuramento morale, intellettuale e spirituale, ovvero un “Oscuramento” della Verità metafisica, dispensando sciocche fenomenologie per una spiritualità ancora infantile, bisognosa di illusioni per compensare il senso di incompiutezza irrisolto.

Tutti coloro che perseguono istanze realizzative devono comprendere che la “Verità metafisica” va incarnata: non c’è altra strada.
Senza questa operazione di “discesa” e “incarnazione” non può esserci nessuna trasfigurazione dell’individualità. Solo parlare, discutere, interpretare e scrivere della Verità metafisica non trasforma alcunché.
Coloro che si scoprono di essere arrivati allo sviluppo intellettivo (sviluppo manasico) non devono tardare a superare, con sforzo e con coraggio, tale linea di minor resistenza: devono passare alla sperimentazione delle verità di cui parlano e scrivono, incarnarle.
Quando si incarna la Verità non la si discute (altrimenti è dualità), si resta tutt’Uno con Essa, si realizza l’Uno-senza-secondo.

Un intellettuale o un erudito della Filosofia tradizionale è tutt’altra cosa dal Realizzato-Liberato: è fondamentale distinguere chi parla o scrive di realizzazione dall’effettivo Realizzato.

 

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