gototopgototop
Registrazione

Centro Paradesha

SEI QUI: Home / Articoli / 938. La Malattia dal punto di vista spirituale
A+ R A-

938. La Malattia dal punto di vista spirituale

E-mail Stampa PDF

Questo articolo è la presentazione, ma anche un invito a leggere o scaricare gratuitamente, dal sito www.centroparadesha.it, nella sezione Free E-books, lo Studio 12 “La Malattia: nell’uomo comune, nel Discepolo, nel Maestro”.
Riteniamo che l’argomento possa essere di un certo interesse per molti ricercatori spirituali, aspiranti dell’Assoluto.

Con l’insediarsi di una malattia i più non riescono a fare a meno di esprimersi più o meno che in questo modo: “Perché questa malattia? Perché proprio a me? È inevitabile? Perché, perché?”.

Bisognerebbe porsi, nei confronti della malattia, sempre come opportunità di crescita e di evoluzione proprio nel momento in cui essa si manifesta. I più, invece, si pongono come occasione di regressione, come difesa e chiusura.
Una malattia va letta all’interno di un individuo perché la malattia in , qualunque essa sia, non può raccontare nulla se non in relazione alla storia personale della persona. Una malattia non è solo biologica, né esclusivamente psicologica o sociale (relazionale).
La malattia cambia il proprio modo di essere se glielo si permette: l’individuo malato o sano è sempre “quello”, è l’individuo-osservatore che fa di sé stesso un essere patologico o un individuo che non mutua ma cerca di gestire la situazione del momento, cioè la malattia, senza trasformarsi in vittima che subisce o se ne fa limitare. Se l’individuo si considera un malato significa che è caduto nell’identificazione col proprio corpo, con la malattia e con un immaginario destino avverso. L’anima resta l’anima, la personalità resta la personalità, l’individualità è ciò che dovrebbe approfittare della possibile crescita evolutiva, perché l’individualità è ciò che porta le ragioni dell’anima nell’io-corpo-personaggio. Gli stati d’animo di un momento di sofferenza non sono l’individuo, non bisogna permettere che abbiano il sopravvento: siamo esseri spirituali incarnati in un ego-corpo-personaggio (e questi non è la Realtà) che devono imparare a gestire le cose perché non ci siano più complessi e condizionamenti anche in prossimità di una inevitabile morte del corpo fisico grossolano. Poiché la morte non è la fine.

Secondo le ragioni del nostro Studio 12 “La Malattia: nell’uomo comune, nel Discepolo, nel Maestro” ogni buon “aspirante spirituale” dovrebbe affrontare tali riflessioni perché la vita ci circonda di tali esperienze e un “aspirante”, più di un uomo comune, dovrebbe essere sempre pronto ad affrontare qualsiasi tipo di avversità, a qualunque grado e livello si presenti.

Alcuni grandi ci hanno consegnato impeccabili esempi da seguire.

Il grande Ramakrishna, con un bruttissimo cancro alla gola, continuava a dispensare il suo “tradere” ai vari discepoli e ai molti pellegrini che lo visitavano.
Il successore di Ramakrishna, l’attivissimo Vivekananda, muore a soli trentanove anni tra diabete, asma e malaria, lasciando la collezione delle sue opere di otto volumi e la ramificazione della Ramakrishna Mission anche fuori dall’India. Ha portato al risveglio spirituale innumerevoli persone, alla Realizzazione un certo numero e alcuni fino al Nirvikalpasamadhi (la Liberazione-moksa).
Forse la malattia lo ha frenato, limitato, impedito di procedere nella missione che aveva ricevuto dalle Strade Alte? Assolutamente no. Ha seguito l’esempio del suo Maestro Ramakrishna fino alla fine della vita mortale.
Il grande Aurobindo, con un cancro invasivo alla prostata, non ha né rallentata né fermata la sua missione.
Sri Satya Sai Baba non si è mai comportato da malato quando negli ultimi anni ha dovuto far uso di una sedia a rotelle per compiere il darsana quotidiano ai devoti.

Un esempio occidentale è quello di Roberto Assagioli (1888-1974), padre della Psicosintesi, che sin dagli anni giovanili condivise l’interesse per l’occultismo con Giovanni Papini, ebbe rapporti con Giuseppe Prezzolini e Arturo Reghini. In qualità di psicologo e psichiatra ha aiutato un numero imprecisato di persone elevando il loro livello di attenzione verso la spiritualità ma senza condizionarli. Subì la persecuzione e l’imprigionamento come ebreo e affrontò la dolorosa morte del figlio a soli 28 anni. Una vita intensa, piena e dinamica coronata da sofferenze. Come scrittore esoterico si firmava “Considerator”, molto riservato sui contatti avuti con Alice Bailey e con il Maestro D.K. di cui era con-Discepolo: il suo diretto Maestro era Mahatma Koot Humi. La sua funzione di Discepolo si è svolta dai 44 ai 60 anni di età (dal 1933 al 1948). Egli come Discepolo avanzato è giunto prossimo alla Liberazione (moksa). Il suo stato di salute non lo ha fermato.

Un altro grande esempio è anche quello del grande iniziato Ferecide e del suo Discepolo Pitagora. Ferecide ormai vecchio e ridotto ad un rudere umano dalle infermità, nonostante la fama, era stato abbandonato da tutti per la sua condizione ripugnante e infetta. Quando Pitagora lo venne a sapere lasciò subito l’Italia in soccorso del Maestro: si prodigò instancabilmente nel curarlo fino all’ultimo istante. Egli vedeva il Maestro non l’infermo ricoperto da piaghe purulente. Pitagora si impiegò con amore in tutte le spiacevoli incombenze del caso senza far prevalere le miserie materiali affrontate. Le miserie sofferte dai due grandi iniziati, l’infermo e il soccorritore, sono il segno ammirevole che contrassegna la loro inconfondibile grandezza. Pitagora ha dimostrato non con le parole ma con le azioni del cuore di essere un vero principe del pensiero.

 

Se sei un sincero “aspirante spirituale” è bene tu sappia che occorrerà molto tempo prima che sopraggiunga la trasformazione in “Discepolo in prova” per poi giungere allo stato di “Discepolo accettato”.
In qualità di “aspirante spirituale” dovrai, per un certo tempo, metabolizzare, a livello fisico grossolano ma soprattutto a livello sottile e causale, il passaggio dalla “vita profana” alla “vita sacrale”, quella di un sincero “aspirante spirituale” determinato. Quando sarai maturo, risvegliato a sufficienza e “qualificato”, vivrai l’esperienza meravigliosa della metamorfosi da “bruco-aspirante” a “farfalla-Discepolo” e non potrai tornare indietro né qualcuno potrà più toglierti ciò che sei diventato”.

 

Letture consigliate

Dal sito www.centroparadesha.it
Nella Sezione: Free E-books
Studio 12: La Malattia: nell’uomo comune, nel Discepolo, nel Maestro
Studio 9: I fondamentali dello spirito-anima incarnato
Studio 10: Esoterismo
Notiziario 1: della Bhagavad-Gita
Notiziario 2: della Sadhana
Articoli fil rouge 7: La Scelta Spirituale. Dal cibo per i cinque sensi alla Liberazione

 

Centri Consigliati

centri consigliati

Libri consigliati

Libri consigliati

Riviste consigliate

Riviste consigliate

Link consigliati

Link consigliati