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82. Liberazione di Raphael

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Ogni autentica via di realizzazione implica l’idea di Liberazione. Si parla infatti di Liberato, Risvegliato, ecc., per indicare un ente che è “morto” e quindi rinato. Ma, morto a che cosa? Liberato da che cosa? A che cosa si è risvegliato questo ente?

È opinione comune che l’essere umano sia solo un “corpo sostanziale” e che il mondo che ci circonda, il mondo delle indefinite forme percepibili, sia altrettanto reale-assoluto; di qui nasce tutta una visione di vita imperniata su valori sensibili-percepibili, di qui l’assoggettamento al formale e la “venerazione” dell’oggetto, della res, della cosa in quanto fattore di gratificazione e godimento. E questa “cosa”, o dato oggettuale, diventa talmente causa di alienazione da portare l’individuo alla violenza.

Se le cose-viventi sono realtà assolute, le sole verità che realmente esistono, rimane ovvio che l’ente cerchi di conquistarle a qualunque prezzo. Se uno stesso concetto, o ideale, lo si rende assoluto si è capaci di imporlo con la forza, ma un concetto o un ideale sono sempre degli “oggetti” mutevoli che si dimostrano come apparenze o opinioni.

L’individuo, identificandosi e assimilandosi alla sfera delle cose, soccombe fino a pietrificarsi e annichilarsi dato che la natura di tale mondo è quella di nascere e morire o, meglio, di apparire e scomparire. Una forma, di qualunque natura e grado – e si possono includere anche un’idea, un’emozione, ecc. – , non è altro che un emergere da un fondamento unitario e un conseguente eclissarsi.

Comunque, le cose-eventi non sono un niente come “le corna di una lepre” o “il figlio di una donna sterile”, secondo le analogie di Gaudapa e Samkara, ma sono fenomeni-movimento che si delineano ai nostri sensi.

Ora, tutto ciò risponde a un’evidenza; non c’è niente di nuovo nell’affermare che il divenire dei nomi e delle forme nasce, cresce e muore; il dire però che l’Essere in quanto tale sta dietro al divenire e che Esso può anche essere realizzato può costituire, per alcuni, una novità. E la Conoscenza tradizionale invita alla realizzazione effettiva dello svelamento di tale Essere che rappresenta il fondamento unitario di tutte le cose che appaiono.

Così, da che cosa dovremo liberarci? Dovremo liberarci dalla falsa nozione che noi, in quanto esseri puri, siamo una “cosa”, un fenomeno, un oggetto. Dovremo liberarci dall’opinione che il mondo dei nomi e delle forme è l’unica realtà, dovremo liberarci dalla falsa verità che noi siamo mortali come il mondo delle cose, dovremo liberarci dall’ignoranza (avidya) che ci assimila alla sfera del semplice impermalente.

Questa liberazione, occorre precisare, non avviene per mezzo di concetti o, meglio, concettualizzando l’idea di liberazione, ma avviene con l’effettiva, operativa eliminazione della falsa rappresentazione che ci siamo fatti di noi e delle cose.

“ La liberazione è la fine dell’avidya “ (Mandana Misra, Brahmasiddhi: III, 106).

“ A coloro la cui ignoranza (avidya) è distrutta dalla conoscenza, questa, simile a sole splendente, svela la Realtà suprema “ (Bhagavadgita: V, 16).

“ Allorché le cinque facoltà di conoscenza insieme al manas (mente distintivo-analitica) sono in riposo … allora s’invera quello che è detto il supremo passaggio “ (Katha Upanisad: II, VI, 10).

Con la liberazione dell’avidya “ … cessa ogni illusione “ (Svetasvatara Upanisad: I, 10).

Da che cosa dovremo svegliarci? Dal sonno velante che ci costringe a scambiare il perituro per l’eterno, il mortale per l’immortale, le apparenze per la realtà.

A che cosa dovremo morire? Alle errate concezioni che abbiamo sovrapposto a ciò che realmente siamo.

Se c’è questo risveglio, la Liberazione, o la “morte dei Filosofi”, allora l’ente riprende la pienezza di se stesso in se stesso, e le cose che appaiono e scompaiono finalmente trovano il loro giusto posto e non saranno più causa di alienazione.

Chi ha scoperto lo splendore del sole può mai rivolgersi ai deboli raggi della luna? Chi vive di pienezza-completezza (purna) di che cosa può avere bisogno?

“ Certamente gli universi di natura non divina sono interpenetrati da un’accecante oscurità e in essi vanno coloro che hanno dimenticato il proprio “ (Isa Upanisad: II, 3).

Per l’Occidente le Dottrine di Parmenide, di Platone, di Plotino sono autentiche vie di realizzazione (jnana-marga), per l’Oriente le strade sono tante secondo le qualificazioni dei discepoli.

da “Fuoco dei Filosofi” (Risveglio a Verità Tradizionali) di Raphael


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