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184. Senso della Tradizione di Paolo M. Virio

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Nell’epoca attuale riesce a sussistere ancora un certo numero degli individui, specie giovani e giovanissimi, i quali, più assai di quel che si creda o sospetti, sono spinti da esigenze intime insoddisfatte ad interessarsi non solo a problemi religiosi e spirituali, ma anche a dottrine tradizionali ed alle cosiddette scienze occulte in cerca di quella intravista e sospirata rigenerazione interiore, che possa dar loro, in mezzo alla crisi integrale di tutta la civiltà moderna, vera dignità di uomini liberi e pienamente coscienti ed il senso di una armoniosa connessione con il mondo divino.
Affermiamo subito che si tratta, il più delle volte, di un’ansia di conoscenza. Infatti a coloro che sono dotati di un orizzonte mentale più aperto – dovuto senza dubbio alla diffusione sempre maggiore della cultura profana, ma spesso pure ad un’innegabile qualificazione interiore – la fede comune dogmatizzata, offerta dalla religione non basta più ed in essi l’impulso spirituale anela ad appagarsi mediante la conoscenza, che la tradizione indiana chiama tecnicamente Jnana.
La sapienza, in senso tradizionale, la sapientia sancta, detta vidya in sanscrito e sophia dalle antiche scuole ellenistiche e cristiano-gnostiche esiste ed è accessibile perché è l’espressione di una possibilità divina, quella cioè della manifestazione umana della Sapienza increata ed eterna: vale a dire che la conoscenza è valida, al pari della fede (pistis), perché analogica a un attributo divino, che ne è il prototipo infinito ed eterno.
La conoscenza, o gnosis – che qui consideriamo solo in rapporto al fideismo ecclesiastico popolare – è sentiero diretto in quanto porta alla contemplazione nullo intercedente velo delle verità extra sensibili e metacosmiche per sintonia analogica al risveglio dell’Intelletto sopramentale Celeste (nous buddhi), che è la facoltà d’ordine universale dell’uomo.
Se la via jnanica o di conoscenza è legittima per chi è effettivamente vocato e degno di andare oltre la comune mentalità religiosa, la semplice fede, risulta tuttavia nella maggior parte dei casi constatati che è insufficiente o irregolare l’attitudine con cui tale via è assunta.
Sovente ci s’imbatte in coloro che vacillano incerti, dubbiosi tra una tradizione religiosa e l’altra, tra una scuola di spiritualismo e l’altra, tra dottrine metafisiche occidentali ed orientali; che tentano i più diversi sondhanas (metodi di realizzazione) e si accorgono di non saper dare la giusta impostazione alle loro possibilità.
Eppure, questi cercatori individuali occidentali moderni si vedono continuamente indicare le vie esoteriche dell’Ars Regia della trasmutazione ermetica, alchemica, della ascesa eroica del Santo Graal e del retaggio cavalleresco sacrale dei Templari, della disciplina sapienziale dei Rosacroce, nonché le vie di antiche organizzazioni iniziatiche di mestieri.
Sono numerosi infatti i testi che si pubblicano in proposito per offrire un orientamento preliminare e i primi supporti d’ordine operativo.
Vanno inoltre aggiunte le vie di realizzazione spirituale, le scuole di yoga, quelle delle confraternite sufiche e tutte le altre orientali in genere.
Chi vuole avviarsi alla spiritualità seriamente e in un concreto superamento del fideismo religioso per mezzo di una via realizzativa di conoscenza, deve basarsi senz’altro su fondamenti tradizionali.
Il concetto di tradizione paradosi è un punto molto importante, che molti purtroppo si pongono superficialmente.
Le tradizioni sapienziali, cioè di trasmissione ad una sapientia sancta, sophia, che possono essere assunte in funzione di vie di conoscenza, sono molte e nel mondo occidentale si appalesano espresse come esoterismi religiosi, variando perciò secondo i postulati delle relative religioni, di cui formano la parte segreta, cioè interna.
La buona volontà di certi esoteristi di appellarsi concretamente alla Tradizione Primordiale è un tentativo difficile perché nell’atto pratico di ricercare questa tradizione suprema ogni studioso si trova a riconoscerla, secondo le sue tendenze, più nelle prospettive particolari di una che di ogni altra tradizione storica (senza contare poi l’esame delle mutate esigenze degli uomini moderni in rapporto ai popoli antichi e degli occidentali rispetto agli orientali).
Parlare infine della Tradizione unica in senso metafisico è lo stesso che dire della Verità Assoluta o Sapienza Divina, la quale è un termine e non un punto di partenza e perciò di giudizio. Cosicché si deve invece parlare solo di prospettive esoteriche ossia di principii immutabili e perenni che sono stati tramutati da scuole varie, con diversi linguaggi ma la cui universalità forma appunto la concordanza tradizionale: e questa è la Tradizione in senso stretto.
Una manifestazione esoterica è ciò che di una particolare manifestazione metafisica alcuni individui qualificati hanno avuto in comune e si sono trasmessi regolarmente di epoca in epoca insieme a un conseguente indirizzo di realizzazione pratica con un particolare linguaggio: accettare in questo senso la Tradizione non è subire una costrizione o una limitazione e non è atto che rientra nell’ambito del credere fideistico; è invece eleggere liberamente una posizione basata su concordanze universali e perenni, è fare saggiamente e nobilmente atto di fiducia a scanso di arbitri individuali, di lunghe ricerche e di inevitabili errori.
Accettare una tradizione con l’intento di realizzarla interiormente, è inoltre e soprattutto accedere ad una fonte di aiuti di ordine superfisico.
Del resto coloro che vogliono attenersi al loro arbitrio individuale cadono, nell’atto pratico, ad accogliere con pericoloso miscuglio le più svariate notizie ed opinioni, a piluccare qua e là ciò che reputano più interessante secondo i loro ancor rozzi gusti nelle differenti tradizioni occidentali ed orientali e relative scuole, e finiscono per non rendersi più conto della diversità di soluzione – soprattutto perché inerenti a differenti cicli razziali e relative dimensioni psichiche – che hanno avuto certi problemi presso i vari popoli.
Costoro finiscono anche, se non sono in possesso di una appropriata mentalità e di una sviluppata sensibilità interiore, per non rendersi più conto della confusione delle loro idee disparatamente raccolte e di conseguenza i loro atteggiamenti non riescono a comporsi a quella continua armonia ed a quella precisa sicurezza che occorrono, preliminarmente, a chi è davvero intenzionato a realizzare l’occultus lapis totius perfectionis e vuole perciò accedere con sicurezza all’Aurea Mensa segreta degli eletti dello Spirito, alla Sapienza Santa trasmessa dai Maestri nei secoli.
La scelta risoluta e definitiva di una tradizione è di somma importanza, anzi indispensabile.
Ogni scuola di spiritualismo o linea di trasmissione è di necessità connessa intimamente ad una precisa tradizione ed ognuna di esse è valida soprattutto in quanto portatrice di speciali influssi spirituali manifestati dalla realtà metafisica della tradizione stessa, come modalità particolare ed archetipo di realizzazione.
Venendo ad esaminare al riguardo il nostro mondo occidentale, si presenta come sicuro orientamento la grande rivelazione cristica.
Noi viviamo in un mondo che dal fatto mistico e storico del Golgota, ossia da circa duemila anni, è impregnato potentemente di cristianesimo sotto varie forme.
E’ da tenere conto infatti che da tempi remotissimi ormai i sacerdozi pagani hanno cessato di funzionare e di esistere, che tutti i loro aggregati sottili si sono dissolti; da parte di tali scomparsi sacerdozi, che furono rappresentanti di complesse tradizioni cristiane, non c’è più una effettiva catena di trasmissione e basarsi rispetto ad esse tradizioni su un collegamento ideale è, dal punto di vista iniziatico, un assurdo per le ragioni anzidette.
Sul nostro mondo occidentale si stende invece la entità vivente del cristianesimo, l’immenso corpus misticum reale ed attivo dei cristiani tutti, con i loro psichismi e le loro qualità trascendenti, vivificato dagli innumerevoli ed incessanti riti e da ogni altro potenziamento sottile e manifestantesi con modalità o forme innumerevoli.
Dal punto di vista metafisico richiamarsi al cristianesimo o in particolare a una delle tante tradizioni o scuole cristiane non solo fa evitare di star contro corrente, ma comporta anche la possibilità di mettersi in contatti regolari ed efficaci per ricevere le virtù attive, le grazie della rivelazione cristica, la protezione e l’aiuto dei Geni tutelari del cristianesimo stesso, nonché di cooperare in modo adeguato ad una manifestazione di vivente e multiforme spiritualità, che appunto per la sua essenza metafisica è non umana, ma divina.
Tutto ciò tralasciando di considerare, per brevità ed opportunità, argomenti più profondi ed anche la personalità stessa del Gesù Cristo ed il mistero del Golgota.
Teniamo però a precisare che una via di Conoscenza basata su tante tradizioni esoteriche cristiane, si presenta a noi occidentali come la più conforme e pratica, a condizione che venga assunta in modo regolare – specie mediante una linea di trasmissione spirituale mantenutasi pura – qui già metodo di conoscenza.
La Via di Conoscenza deve essere calcata con una attitudine sincera di spiritualità, va praticata con una coscienza cristallinamente limpida, precisa, aperta alla percezione del soprasensibile, virilmente qualificata ad elevarsi dal semplice piano mentale, deve inoltre esercitarsi a penetrare la dimensione interiore dei dogmi religiosi, senza contrastarli, e cioè la Verità infinita.
Occorre fin dagli inizi dispogliarsi dalle idee preconcette, dalla mania del ragionare e del discutere, da ogni irrequietezza mentale; occorre sgusciar fuori dalla vecchia personalità: è necessario infatti passare per il sepolcro per poter ottenere la resurrezione.
Accedere a quella arcana Sapienza conservata dalle tradizioni esoteriche, il cui possesso interiore è conoscenza integrale, è rigenerazione spirituale perché mediante l’analogica partecipazione comunica con la Luce increata, l’eterna Sapienza di Dio.
Così soltanto si può cominciare quell’arcana trasmutazione che è grande opera di luce, che è nobile e sacro combattimento contro il potere soverchiante delle tenebre del materialismo: è la lancia dalla punta d’oro con cui il cavaliere del Santo Graal può trafiggere il cuore del Drago e liberare la Vergine Immacolata.
Una tale azione, che è compito individuale, è il presupposto per la formazione di una èlite di uomini nuovi a carattere sacrale, è la pietra di fondamento per la ricostruzione di quell’imperium spirituale da cui solo può aver termine la oscura crisi del mondo attuale. 

tratto da “La Tradizione Esoterica Giudaico-Cristiana” di Paolo M. Virio – Bastogi –



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