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243. Le Influenze Erranti di Réne Guénon

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Trattando dei diversi elementi che producono i fenomeni che gli spiritisti attribuiscono a quelli che essi definiscono “spiriti”, abbiamo fatto allusione alle forze sottili che i Taoisti cinesi chiamano “influenze erranti”. Daremo a riguardo alcune spiegazioni complementari, per eliminare la confusione nella quale incorrono troppo facilmente coloro che – purtroppo numerosi nella nostra epoca – conoscono le scienze moderne dell’Europa più delle scienze antiche dell’Oriente.
Abbiamo fatto notare che le influenze di cui si tratta qui, essendo di natura psichica sono più sottili delle forze del mondo sensibile o corporeo. Non conviene dunque confonderle con queste ultime, anche se taluni dei loro effetti sono simili. Tale rassomiglianza potrebbe farle assimilare soprattutto a quelle dell’elettricità; ciò spiega semplicemente mediante l’analogia delle leggi che reggono i diversi stati e i diversi mondi, mediante la corrispondenza grazie alla quale si realizzano l’ordine e l’armonia di tutti i gradi dell’Esistenza.
Queste “influenze erranti” comprendono varietà assai distinte le une dalle altre. Certamente, anche nel mondo sensibile troviamo influenze molto varie; ma nel mondo psichico le cose sono ancora più complesse, per il fatto che il dominio psichico è assai meno ristretto del dominio sensibile.
Questa denominazione generale di “influenze erranti” si applica a tutte le energie non individualizzate, vale a dire a tutte quelle che agiscono nell’ambiente cosmico senza entrare nella costituzione di un qualunque essere definito. In alcuni casi, queste forze sono tali per loro stessa natura; in altri casi, esse derivano da elementi psichici disintegrati, provenienti da antichi organismi viventi e particolarmente da esseri umani, come abbiamo detto nel nostro precedente articolo.
In realtà, si tratta in tal caso di un certo ordine di forze naturali che hanno le loro proprie leggi e che non possono sfuggire a tali leggi più di quanto lo possano le altre forze naturali. Se la maggior parte delle volte sembra che gli effetti di queste forze si manifestino in un modo capriccioso ed incoerente, ciò non è dovuto che all’ignoranza delle leggi che li governano. È per esempio sufficiente confrontare gli effetti del fulmine, che non mancano affatto di stranezza, con quelli delle forze di cui parliamo, per comprendere che in realtà non vi è in questo nulla di straordinario. E coloro che conoscono le leggi di queste forze sottili possono intercettarle ed utilizzarle come le altre forze.
È importante distinguere due eventualità riguardo alla direzione di simili forze e alla loro utilizzazione. Si può arrivare a tale risultato, sia con l’aiuto di intermediari facenti parte del mondo sottile, come gli esseri conosciuti con il nome di djnn, sia con l’aiuto di esseri umani viventi, che naturalmente possiedano a loro volta gli stati corrispondenti al mondo sottile, il che permette loro di esercitarvi ugualmente un’azione. Gli esseri che così dirigono queste forze mediante la loro volontà – sia che si tratti di uomini o di djnn – conferiscono ad esse una sorta di individualità fittizia e temporanea che altro non è che il riflesso della loro propria individualità e come un’ombra di quest’ultima. Ma succede anche frequentemente che queste stesse forze siano attirate inconsciamente da esseri che ne ignorano le leggi ma che sono predisposti ad esse da particolarità naturali, come ad esempio le persone che al giorno d’oggi si è convenuto di chiamare “medium”.
Costoro prestano alle forze con le quali entrano così in relazione un’apparenza di individualità, ma a scapito dell’integrità dei loro propri stati psichici che subiscono in conseguenza di ciò uno squilibrio che può spingersi fino ad una parziale disintegrazione dell’individualità.
C’è da fare un’osservazione molto importante riguardo a questo genere d’intercettazione inconscia o involontaria, a seguito della quale l’essere è in balia delle forze esterne, invece che dirigerle. Una tale attrazione può essere esercitata su queste forze, non solo da esseri umani o “medium” come si è detto, ma anche attraverso altri esseri viventi ed anche oggetti inanimati, o persino mediante luoghi determinati nei quali esse vengono a concentrarsi di modo che producono fenomeni assai singolari. Questi esseri o questi oggetti giocano – se ci è permesso di impiegare un termine improprio, ma giustificato dall’analogia con le leggi delle forze fisiche – un ruolo di “condensatori”. Questa condensazione può effettuarsi spontaneamente; ma, d’altronde, è possibile per coloro che conoscono le leggi di queste forze sottili, di fissarle mediante certi procedimenti, prendendo come supporto talune sostanze o taluni oggetti la cui natura è determinata dal risultato che se ne vuole ottenere. Viceversa, è possibile a queste persone anche di dissolvere gli agglomerati di forza sottile, sia che essi siano stati formati volontariamente da essi o da altri, sia che essi si siano costituiti spontaneamente. A tale riguardo, il potere delle punte metalliche è stato da sempre conosciuto, e in questo c’è una rimarchevole analogia coi fenomeni elettrici.
Succede anche che, allorquando si colpisce con una punta il punto preciso in cui si trova quel che si potrebbe chiamare il “nodo” della condensazione, ne scaturiscono delle scintille. Se, così come succede spesso, questa condensazione era stata prodotta da uno stregone, costui può essere ferito o ucciso per la reazione a tale colpo, a qualunque distanza egli trovi. Di tali fenomeni ne sono stati osservati in ogni epoca ed in ogni luogo.
Si possono comprendere le due operazioni qui sopra menzionate di “condensazione” e di “dissoluzione” mediante la loro analogia con alcuni casi nei quali si mettono in opera forze di un ordine più o meno differente, come in alchimia, perché esse in ultima analisi si rapportano a leggi assai generali, ben conosciute dalla scienza antica, più particolarmente in Oriente, ma, a quanto sembra, totalmente sconosciute dai moderni.
È nell’intervallo compreso fra queste due fasi estreme di “condensazione” e di “dissoluzione”, che colui che ha captato le forze sottili può prestare loro quella sorta di coscienza che dona ad esse una individualità apparente capace d’indurre in errore l’osservatore fino a persuaderlo di avere a che fare con degli esseri veri e propri.
La possibilità di “condensare” le forze su supporti di natura assai diversa, e di ottenerne dei risultati di un’apparenza eccezionale e sorprendente, dimostra l’errore dei moderni quando essi sostengono che la presenza di un “medium” umano è indispensabile.
Sottolineiamo che prima dello spiritismo, l’uso di un essere umano come “condensatore” era prerogativa esclusiva degli stregoni d’ordine più basso, a causa dei gravi pericoli che questo presenta per tale essere. Aggiungiamo a quanto precede che, oltre alla modalità di azione di cui abbiamo parlato, ne esiste un’altra del tutto diversa, basantesi sulla condensazione delle forze sottili, non più su esseri o oggetti esterni all’individuo che compie questo lavoro, bensì su questo stesso individuo, in modo da permettergli di utilizzare a volontà e di conferirgli così una possibilità permanente di produrre certi fenomeni. L’uso di un metodo simile è diffuso soprattutto in India, ma è necessario dire che coloro che si applicano a produrre fenomeni straordinari mediante questo procedimento, così come mediante qualunque altro di quelli che sono stati enumerati qui sopra, non meritano affatto l’interesse che certuni accordano loro. In realtà, si tratta di individui il cui sviluppo interiore si è fermato ad un certo stadio per una qualunque ragione, al punto che non è più loro possibile superarlo, né, di conseguenza, di applicare la loro attività a cose appartenenti ad un ordine più elevato.
In realtà, la conoscenza completa delle leggi che consentono all’essere umano di dirigere le forze sottili è stata sempre riservata ad un numero assai ristretto di persone, a causa del pericolo che deriverebbe dal loro impiego generalizzato da parte di individui male intenzionati.
In Cina esiste un trattato assai diffuso sulle “influenze erranti” (Si tratta del breve Trattato delle Influenze erranti di Quang-Dzu tradotto da Matgioi – il Conte Albert de Pouvourville – e incluso come appendice nella prima edizione della sua Voie Rationnelle, ma ritirato dalla seconda edizione – Chacornac – . Esso è stato riproposto in Ètudes Traditionnelles, nei numeri di aprile-maggio e del giugno 1956, rispettivamente p. 128-135 e 159-169).
D’altra parte, questo trattato considera solo un’applicazione assai speciale di tali forze all’origine delle malattie e al loro trattamento; tutto il resto è stato sempre oggetto di un insegnamento esclusivamente orale. D’altronde, coloro che conoscono in modo completo le leggi delle “influenze erranti” di solito si accontentano di tale conoscenza e si disinteressano completamente dell’applicazione o dell’utilizzazione pratica di queste forze sottili. Essi si rifiutano di suscitare anche il minimo fenomeno per stupire gli altri o soddisfare la loro curiosità. E se per avventura, essi si vedono costretti a produrre certi fenomeni – per motivi del tutto diversi da quelli di cui si è parlato qui sopra e in circostanze speciali – essi lo fanno con l’aiuto di metodi del tutto diversi e utilizzando a tali forze di un altro ordine, anche se i risultati sembrano esteriormente simili.
In effetti, se esiste analogia tra le forze sensibili quali l’elettricità e le forze psichiche o sottili, esiste egualmente un’altra fra queste ultime e le forze spirituali che, per esempio, possono allo stesso modo agire concentrandosi in certi oggetti o in certi luoghi determinati. È anche possibile, d’altra parte, che delle forze così diverse nella loro natura producano effetti in apparenza simili. Queste rassomiglianze del tutto superficiali sono fonti di errori e di confusioni frequenti, che non possono evitare coloro i quali si limitano alla mera constatazione dei fenomeni. È in questo modo che è possibile a dei volgari stregoni, almeno fino ad un certo punto, d’imitare alcuni fenomeni miracolosi. Nonostante una rassomiglianza puramente apparente per quanto riguarda i risultati, non esiste evidentemente niente di comune fra le cause che, nei due casi, sono totalmente diverse le une dalle altre.
Non rientra nel quadro del nostro soggetto occuparci dell’azione delle forze spirituali. Nondimeno, da quanto precede, possiamo trarre la seguente conclusione: i soli fenomeni non possono costituire un criterio o una prova in appoggio di nessuna cosa, né stabilire in nessun modo la verità di qualunque teoria. D’altronde, gli stessi fenomeni devono sovente venire spiegati in diversi modi a seconda del caso ed è assai raro che, per dati fenomeni, ci sia una sola spiegazione possibile.
Per concludere, diremo che una scienza autentica può essere costituita solo partendo dall’alto, vale a dire dai principi, per applicarli quindi ai fatti che altro non sono che conseguenze più o meno lontane di quelli. Tale attitudine è agli antipodi di quella della scienza occidentale moderna, la quale vuol partire dai fenomeni sensibili per dedurne delle leggi generali, come se il “più” potesse derivare dal “meno”, come se l’inferiore potesse contenere il superiore, come se la materia potesse misurare e limitare lo spirito.

tratto da “La Tradizione e le Tradizioni” (Articoli e scritti 1910-1938) – di Réne Guénon –
Edizioni Mediterranee 2003


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