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230. Contro una Lettura Letterale del Sacro di Adriano Forgione

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Di seguito, con nostro grande apprezzamento, la “Voce della Fenice” di Adriano Forgione, dalla  rivista “Fenix” n° 43 del Mese di Maggio 2012.

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Contro una Lettura Letterale del Sacro

Vi è un passo nella Bibbia relativo alla natura assolutamente “aliena a questo sistema” del Cristo. Nello specifico si tratta di Giovanni 8:23 :
Egli diceva loro: ‘ Voi siete di quaggiù; io sono di lassù; voi siete di questo mondo; io non sono di questo mondo ’ “.
Un passo del genere, nell’attuale revival di teorie paleo astronautiche e ufologiche può dare adito a qualcuno (e sono in molti a cui piacerebbe) che Gesù fosse in realtà un alieno proveniente da un altro pianeta. Aborro totalmente questa visione, allo stesso modo di quanto aborro quelle che ipotizzano la sua “non esistenza”. Nessuna di queste teorie pazzesche e assurde troverà mai spazio né nella mia mente, né nel mio cuore, così come su questa rivista. Perché non si parla di Gesù in quel passo di Giovanni, che era un uomo (e che uomo!!!) ma del Cristo, che è ben altra cosa. Il termine Cristo indica un principio spirituale superiore, la Coscienza divina che permea la creazione, la vera generazione del Dio altissimo e inconoscibile, colui che è posto a capo delle gerarchie angeliche, perché dell’angelo supremo si tratta, vale a dire il Messaggero e Creatura celeste per eccellenza, vero “Principio” (cioè il Logos, che è dall’origine) e Principe” di ogni cosa. Non c’è differenza tra questo Principio, che è anche l’Adam Kadmon cabalistico (l’Adamo Primevo e lucente) e la “Donna Vestita di Sole” (la Sophia gnostica) dell’Apocalisse Giovannea, perché questi sono la stessa medesima cosa. Come lo sono l’Adam Kadmon e l’Attik Yomin, cioè l’Antico dei Giorni, perché l’Antico dei Giorni è metafora della Saggezza (Sophia). Si tratta di un linguaggio complesso ma non perduto, che chi vuole disquisire di elementi presenti nei libri sacri “deve” conoscere, altrimenti la sua interpretazione non solo sarà letterale, ma anche superficiale e fuorviante. Questa “lettura letterale” è ciò che i Saggi, che hanno codificato i libri sacri per “rivelazione”, non facevano, dato che era un tipo di lettura dei testi che valeva solo per le masse. Per chi cercava la conoscenza, o per chi la codificava in questi testi, l’unica cosa che contava era ciò che era nascosto nella lettera, come lo Spirito che si nasconde nella materia. Il Saggio era un uomo che conosceva la lingua di Dio, la lingua celeste (quella che Francesco chiamava “lingua degli uccelli”) in rispetto a quello che scrive Ezechiele al passo 2:22: “Egli svela le cose profonde e nascoste; conosce ciò che è nelle tenebre, e la luce abita con lui”. E più andava a fondo, più si rendeva conto di non sapere, in quanto orizzonti immensi si aprivano alla sua vista interiore. L’interpretazione letterale è invece proprio di chi crede di avere la verità in pugno senza rendersi conto di brancolare nel buio. È l’errore che molti interpreti extraterrestrialisti della Bibbia stanno commettendo, rileggendo determinati passi in base alla nostra contemporanea mente tecnologica. Ma d’altronde non c’è di che essere sorpresi, perché se la Bibbia è un libro di saggezza, allora questa è una situazione del tutto normale in quanto risultato di uno stato di dormienza cronica dell’umanità. È ancora lo gnostico Giovanni ad “illuminarci” su questa triste condizione umana: Giovanni 1:5: “La luce splende nelle tenebre, e le tenebre non l’hanno sopraffatta (…) La vera luce che illumina ogni uomo stava venendo nel mondo. Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, ma il mondo non l’ha conosciuto. È venuto in casa sua e i suoi non l’hanno ricevuto”. Dunque di cosa meravigliarsi? Bisogna però sapere accettare la relatività delle cose, proprio perché ogni visione umana del mondo contiene in , oltre all’oscurità, anche una scintilla divina, e per tale motivo può essere una porta affinché qualcuno, approfondendo, possa iniziare a spostarsi dalla periferia della ruota verso il suo centro. Quando si mangia un uovo non bisogna forse prima toglierne il suo guscio?

di Adriano Forgione
tratto dalla rivista “Fenix” (pag. 3), n° 43 del Mese di Maggio 2012

http://ilblogdiadrianoforgione.myblog.it
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