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272. Il risveglio della coscienza di Alfredo Stirati

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dalla Rivista Italiana di Teosofia ANNO LXVIII N.8-9, Agosto-Settembre 2012 (www.teosofica.org)
Alfredo Stirati è socio del Gruppo Teosofico “Lumen H.P.B.” di Roma


Il risveglio della coscienza costituisce l’argomento da cui partire per chi volesse indagare sulla peculiarità della natura umana e sulla sua evoluzione nel tempo.
Si può effettuare un percorso a ritroso, agli albori della storia dell’uomo propriamente detto, per poi spingersi innanzi verso un futuro di cui ancora non si distinguono i contorni, ma che fa presentire le sue linee essenziali.
Tuttavia, se le origini dell’essere umano sfumano nelle nebbie del mito e se il destino futuro può apparire sfocato e del tutto ipotetico agli occhi del profano (colui che ancora non è degno di porre il piede sul primo gradino del tempio: pro+fanum), è pur vero che queste epoche risaltano nitide allo sguardo dei Maestri, la cui coscienza spazia libera, non più prigioniera dei limiti di luogo e di tempo.
È così che i loro insegnamenti costituiscono la base della Religione-Saggezza che ha dato origine ad ogni scienza, teologia e filosofia successive.
Le antiche dottrine non sono dunque frutto di opinioni discutibili, suscettibili di aggiustamenti postumi, di correzioni e ripensamenti, come avviene per le teorie elaborate da mente umana. No. Esse sono frutto di visione diretta, di esperienza vissuta, di reminiscenza che affiorano nitide alla coscienza dell’iniziato e dell’Adepto.
Cosa afferma questa Sapienza primordiale, in grado di anticipare le pur mirabili conquiste della scienza moderna (che procede non per via intuitiva, ma analitica; quindi in modo lento e macchinoso) in merito all’evoluzione dell’essere umano?
Se leggiamo la “Dottrina Segreta”, opera monumentale stilata da H. P. Blavatsky sotto diretta ispirazione dei Maestri orientali, apprendiamo che l’intero Universo è manifestazione temporanea (manvantara) di un’Idea elaborata da una Causa Increata indicibile, da cui il Tutto emerge, attorno a cui ogni cosa gravita e verso cui torna, alla conclusione di un ciclo cosmico (pralaya).
Nei regni dell’Universo, ogni cosa è dotata di coscienza; non esiste materia inerte od inconsapevole. Lo stesso atomo possiede una propria rudimentale forma di coscienza.
Si può dire che tutto l’ordine naturale presenti un orientamento verso una Vita superiore. La Natura procede meccanicamente, in stadi successivi, seguendo Leggi elaborate da Intelligenze cosmiche, emanazioni dell’Uno.
Arrivati allo stadio umano, i Maestri insegnano che cinque Razze si sono fino ad oggi succedute sul nostro pianeta: le prime due erano di natura eterica, dotate di sensi appena abbozzati e prive di mente, mentre la terza, quella lemuriana, conobbe il risveglio del principio mentale (manas).
Il mito di Prometeo, che ruba il fuoco agli dèi per donarlo agli uomini, riecheggia questo evento epocale che, nella tradizione teosofica, è definito col termine di “individualizzazione”, per cui l’uomo s’identifica con la mente paragonata ad una fiamma, ad una luce che dirada le tenebre.
Nelle lingue anglosassoni, il termine man (uomo) etimologicamente deriva dal latino mens (mente). Si tratta di un grande balzo qualitativo, in grado di distinguere d’ora in poi l’umanità dagli altri esseri viventi.
La mente si pone interrogativi: Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo? La coscienza, al suo livello iniziale, quindi, può definirsi avvertimento della presenza in di qualcosa, in riferimento sia a stati od atti della persona, sia al mondo esterno. In sintesi, è il “sentire di sentire”, il cogito ergo sum di Cartesio.
Tuttavia, non solo in Oriente, ma anche in Occidente (es. Pitagora, Platone, stoici, neoplatonici), i saggi l’intendevano come colloquio dell’anima con se stessa, come ricerca della Verità attraverso l’introspezione.
La coscienza infatti cerca d’immergersi nell’Assoluto, perché l’avverte come l’Origine. Per questo sperimenta la devozionalità, il misticismo, l’ascetismo. Infine questa tensione s’acquieta, quando si scopre il divino nel mondo ed in sé (immanenza), realizzando l’unità con l’Assoluto, attraverso la meditazione e l’iniziazione, da non intendere sempre e comunque come un rito misterioso da svolgersi in un luogo segreto alla presenza di uno Ierofante che pronuncia formule strane.
Si tratta, in ogni caso, di una progressiva espansione di coscienza che il discepolo attua per mezzo di una severa disciplina in grado d’imprimere un orientamento diverso alla sua vita. Si arriva così a comprendere l’unità del Tutto. Ed allora la fratellanza, da precetto etico astratto, diviene un atteggiamento naturale.
Se bastassero formule o gesti rituali a produrre il radicale cambiamento che deve effettuarsi nell’aspirante, sarebbe tutto molto semplice. Occorre invece una partecipazione cosciente dell’individuo che s’accinge ad una profonda trasformazione interiore, capace d’incidere anche sull’esteriore, cioè sul suo comportamento e sulle influenze esercitate nei confronti dell’ambiente circostante, nonché sulle persone con cui si viene a contatto.
Sia detto per inciso, anche per questo motivo non può esistere una redenzione vicaria che eliminerebbe la necessità di ogni sforzo e merito personale.
Questa consapevolezza allargata, che fa dimenticare se stessi nella pratica del servizio altruistico, nel rispetto e nell’amore per tutte le forme d’esistenza, si attua attraverso un percorso che comprende sette stadi successivi (in questa sede sarebbe fuori luogo elencarli).
Attraverso la pratica della meditazione e le espansioni di coscienza prodotte dalle varie iniziazioni, l’intelletto umano dapprima s’affina e poi viene trasceso. Pertanto, all’inizio la mente utilizza i sensi fisici della percezione; in seguito, l’occhio dell’anima o terzo occhio permette di penetrare nel mondo dei fenomeni sottili; infine, l’intuizione consente di acquisire una visione sintetica di tipo universale.
Tutto il processo avviene per un impulso volto ad avanzare e, nello stesso tempo, a distruggere ed abbandonare ciò che si rivela non più adatto ad esprimere la nuova condizione.
Il discepolo quindi, dapprima, redime la propria personalità (fisica, astrale e mentale) poi, i suoi simili, con l’esempio e l’insegnamento nella pratica del servizio altruistico.
Nella veniente Età dell’Acquario, verrà celebrata la Pasqua del genere umano, cioè il grande cambiamento di un mondo rinnovato, affinché ciò che è in alto sia in basso, come in cielo così in terra. L’opera alchemica di trasformare il piombo in oro sarà così realizzata non solo a livello individuale, ma collettivo.
Che questa certezza ci sorregga mentre percorriamo il Sentiero interiore. La negatività ed i suoi emissari “non prevalebunt”, secondo le parole del Cristo, che ha indicato la via, dicendo “Seguitemi!”, via lunga e difficile, irta d’ostacoli, ma che condurrà al successo, se si avrà la perseveranza di percorrerla per intero.
Siano allora i meravigliosi versi di Dschelal ed Din Rumi (1207-1273) a concludere e sintetizzare il discorso. Questo grande mistico persiano, uno dei maggiori esponenti del sufismo, nella lirica intitolata “Evoluzione” così canta:
Morii come pietra e divenni pianta./ Morii come pianta e divenni animale./ Morii come animale: ecco divenni uomo./ Perché allora temere la morte?/ Divenni mai peggiore o inferiore morendo?/ Una volta morrò come uomo/ e diverrò un essere fatto di luce/ un angelo del sogno./ La mia strada continua;/ tutto, all’infuori di Dio, scompare./ Io divento ciò che nessuno ha visto o udito./ Divento stella sopra tutte le stelle/ e splendo sopra nascita e morte”.

Alfredo Stirati

 

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