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283. Il “Risveglio” senza misteri

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Quali dipartimenti della scienza dovrebbero interessarsi al “risveglio della coscienza” di un individuo di fronte ad una tale esperienza?
Non è solo una questione di competenza specifica ma di possedere una serena visione olistica coadiuvata da una spiccata sensibilità al senso profondo della vita. Sono esistiti ed esistono scienziati eccellenti nella loro specificità ma in pochi si riscontra un “sentire” che non sia il materialismo scientificamente accettato universalmente. Sono esistiti ed esistono invece scienziati che guardano ad una scienza con un cuore da dove si dipartono infinite possibilità per cogliere una scientifica visione unitaria dell’esistenza.
Non è vero che scienza debba significare a tutti i costi materialismo: è una questione di altezza del “punto di vista” e della sensibilità con cui si guardano i dati riscontrati.
Non è detto che tale branca del “risveglio della coscienza” debba essere esclusivo appannaggio del neuroscienziato.
Alla maggioranza delle persone viene in mente, riguardo le questioni della coscienza, lo psichiatra, lo psicologo, il neurobiologo, l’endocrinologo. In pochi pensano al fisico, all’astrofisico, al chimico, al cibernetico, alla disciplina integrata di psico-neuro-endocrino-immunologia. In pochissimi pensano al filosofo, al teosofo, al teologo, all’economista, all’analista finanziario, allo spiritualista, all’esoterico, allo yogi
In realtà serve l’integrazione di più discipline avvolte nello spirito sincero del supremo bene comune.

L’olismo è fuori discussione (…) il mondo è uno e interconnesso (…). Recentemente sono divenuto sempre più incline a ritenere che la maniera atomistica di pensare è una forma di leggera psicopatia o almeno una sindrome di immaturità cognitiva”.

Abraham Maslow
(nella prefazione della nuova edizione – 1970 – del suo “Motivation and Personality”)

Gli scienziati parlano del cervello come della massa gelatinosa, composta di cento miliardi di neuroni, a cui si deve la vita dei pensieri, delle teorie e persino della vita amorosa di cui l’uomo gode. Questa gelatina permette di contemplare lo spazio, l’infinito, il tramonto, i papaveri, il volo di un’aquila, i virus al microscopio. I misteri della vita in una gelatina …
La scienza dice anche che il cervello non è altro che una collisione di atomi, di strutture fisiche che vibrano. Molto seriamente gli scienziati dicono che gli esseri umani sono come scimmie superdotate.
Noi sappiamo che l’uomo è tutt’altro che una scimmia superdotata, molto di più che il risultato delle interazioni di una splendida gelatina o il casuale risultato della collisione di atomi …
L’uomo è immerso in un mistero “di carne e sangue”, fra materia e spirito, a cui la scienza ancora non ha saputo dare risposte ma nel frattempo ha fornito molte utili informazioni, di cui bisogna essere grati, la cui comprensione dipende da come le si guardano veramente.

Fortunatamente si organizzano, in modo serio, studiosi di diverse branche dello scibile umano, ai confini estremi della scienza ufficiale, per esplorare il mistero della coscienza umana senza separare in modo netto cervello e coscienza.
Uno serio studio fatto in modo unitario e integrato può portare molto lontano. Il perdurare ancora della vecchia visione meccanicistica può rallentare, come già sta facendo, risultati importanti.
La nuova spinta alla ricerca deve partire da una sintesi tra fisica, medicina e nuove frontiere della psicologia.
Un grazie di cuore va alla cibernetica (studio delle informazioni e della loro gestione) che ha offerto nuovi corridoi sperimentali alla scienza più avanzata: i computers, le eccezionali ricerche sui neurotrasmettitori e gli emisferi cerebrali, le cellule gliali, gli studi sui “tre cervelli”, la neurofisiologia degli stati di meditazione e di estasi.
È fondamentale educare ed istruire, con metodi appropriati, le nuove generazioni sulla visione globale e sistemica dell’essere umano e dell’intero pianeta per stimolare l’incredibile potenziale di cui sono dotate, cosa che altrimenti rischia di restare dormiente o di subire distorte manipolazioni.
Non può, e non dovrebbe esistere, una scienza senza coscienza (cuore).
La scienza deve avere un cuore: non può rinunciare alla coscienza altrimenti l’umanità vive di una visione del mondo oscurata.
La scienza deve aiutare l’uomo ordinario ad “accorgersi” di essere immerso in un complesso flusso di informazioni e di energie e che tutto è coscienza.
Cosa è la scienza?
Non è forse il percorso tracciato da una serie infinita di “atti di osservazione” (scientifici) che conducono a specifiche analisi e sintesi?
L’osservatore non è forse una coscienza?
La coscienza non è ciò che percepisce il senso o il significato di una “informazione” sotto qualunque forma?
Gli individui sono “centri” di informazioni (coscienza) inseriti in un “sistema mondo”: e queste individualità, in quanto centrali di informazioni, non dirigono forse un incredibile complesso flusso di informazioni ed energie?
Ciò che sembra separato, diviso, non è invece al livello sottile delle energie tutto unito? Ciò che sembrano tante “parti” separate non sono forse una UNITA’?
Risvegliarsi a questo aspetto della realtà in cui siamo immersi significa innescare un “processo di percezione” psicoenergetico (energia-informazione) graduale, dove ad una nuova e più espansa percezione corrisponde una nuova visione sintetica e olistica della realtà: una esperienza-percezione-visione che offre una UNITA’ nel suo duplice aspetto materiale e psichico, e nelle sue espressioni di differenziazioni infinite.
Individui con differenti livelli di coscienza corrispondono a differenti livelli di organizzazione delle informazioni. Uno stato di coscienza di un individuo, infatti, corrisponde ad un preciso livello di organizzazione delle informazioni del suo sistema psicoenergetico e del livello di sensibilità e velocità di registrazione del suo sistema nervoso.
Gli individui sono inseriti in una materia vibrante a frequenze diverse da dove emergono le forme di varia densità. Qualsiasi “punto” della Materia-Multiuniverso segue le medesime leggi, non sempre osservabili, del Grande Disegno Divino.
Ogni individuo, in quanto Anima per la Realtà, possiede in , a livello latente, la capacità di vivere la cosmica esperienza di unità con la Coscienza Universale. È l’esperienza dei grandi saggi di tutti i tempi che ogni individuo potrebbe esperire con le giuste condizioni.
È una esperienza di grande vastità oltre che di immensa intensità che i veicoli non “pronti” dell’individuo potrebbero trasformare in dramma. Ma la grande saggezza della Bontà di tutte le cose permette l’esperienza a chi sinceramente si prepara per essa.
Si tratta di un’esperienza che non può essere razionalizzata dalla mente e ridotta in un comune linguaggio del cervello.
Esotericamente ci si prepara lavorando sull’Antahkarana (l’organo interno: buddhi-intelletto; ahamkara-senso dell’io; citta-predisposizioni subconscie; manas-mente empirica selettiva) in modo che tutti i veicoli dell’individuo siano “pronti”.
È nella natura dell’uomo ordinario chiudersi a tale esperienza perché egli privilegia tutti gli aspetti che riguardano il guscio individuale, ovvero l’ego.
Il senso dell’ego è “io separato dall’esistenza” e non permette l’esperienza degli stati di coscienza evoluti.
È il restare concentrati nell’ego (nella sua struttura o corazza) che porta gli individui ad una visione riduttiva e frammentaria del mondo e di se stessi.
Quasi sempre questa visione riduttiva e frammentaria del mondo finisce per essere negativa (se non distruttiva) perché influenza le diverse culture, frammentandole, ed agendo, alla stessa stregua, nelle religioni, nelle politiche, nelle economie, nell’ecologia.
L’uomo ordinario vive quotidianamente la frammentazione interiore e questa si riflette nella società inesorabilmente.
L’individuo che ha intuito il senso di unità di tutte le cose ed ha fatto della sua vita un sentiero di ricerca spirituale (il lavoro spirituale sull’Antahkarana) può avere la possibilità di uscire dai limiti in cui l’ego lo confina.
Il lavoro sull’Antahkarana prepara ad un “salto”: dalla frammentarietà all’unità (alla vera completezza dell’essere).
Il lavoro spirituale (la Sadhana) è un lavoro scientifico che porta, se perseguito veramente, ad un certo e sicuro stato unitario di grande portata.
Quindi la contraddizione a cui si assiste nella modernità di questa epoca in cui da una parte impera il materialismo della scienza e, dall’altra, la tensione dell’uomo alla trascendenza (conscia in alcuni casi e inconscia nella maggior parte) non ha senso. È una questione seria di scelta in cui questi esseri spirituali intrappolati in un corpo animale vogliono fuggire. Ma sono pochissimi coloro che quel “salto” miracoloso lo fanno.

 


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