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296. La Dimensione Iniziatica dell’Esoterismo Platonico di Carmelo Muscato

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Dopo quanto si è detto, si può  essere d’accordo con chi sostiene che sia possibile dare una forma sistematica alla dottrina esoterica di Platone; essa risulta però inutile e dannosa se non per coloro che, per aver operato quella conversione rispetto alla coscienza ordinaria, hanno spostato la loro attenzione oltre ogni aspetto formale, per giungere all’essenza immanifesta che sta dietro ogni forma. La dimensione esoterica dunque, per il suo riferirsi a ciò che è intrinsecamente nascosto e a causa del rovesciamento di prospettiva rispetto alla coscienza ordinaria, implica necessariamente un riserbo.
Tutto questo spinge pertanto a considerare l’esoterismo di Platone sotto la prospettiva iniziatica, cioè in riferimento a quella tradizione che in occidente risale all’istituzione dei sacri misteri egiziani ed orfico-pitagorici, e alla quale hanno inteso rifarsi il neoplatonismo, il platonismo rinascimentale e, più esplicitamente, la dottrina ermetico-alchemica. Infatti, come è noto, nella tradizione iniziatica avviene qualcosa di simile a quello che si è riscontrato in Platone, cioè la presenza di un insegnamento noto al pubblico, o essoterico, e uno riservato agli iniziati, o esoterico, per lo più tramandato oralmente.
Si è visto come il Reale abbia inteso l’esoterismo platonico in senso puramente formale, spiegando che eso non significhi altro che “all’interno dell’Accademia”, al fine di escludere proprio un legame tra la filosofia di Platone e la tradizione iniziatica. Egli infatti così concludeva la sua spiegazione:
“ Ma in passato ‘esoterico’ era inteso in modo assai vago, ed indicava genericamente una dottrina destinata a rimanere ricoperta da una misteriosa segretezza, quasi come una sorta di meta filosofia per iniziati”. (G. Reale)

Ma è realmente legittima una tale distinzione? Innanzitutto occorre precisare che, diversamente da quanto dichiara il Reale, l’uso dell’aggettivo “esoterico” come sinonimo di iniziatico non riguarda solo il passato, anzi è proprio questa l’accezione in cui il termine viene oggi comunemente impiegato. Inoltre il riserbo iniziatico non ha niente a che vedere con un’irrazionale segretezza, ma, come si è mostrato, è una necessità che sta nella natura stessa delle cose. Come scrive il Guénon:
“il segreto iniziatico è tale perché non può non esserlo, consistendo essenzialmente nell’’inesprimibile’, che per conseguenza è necessariamente l’’incomunicabile’; in tal modo, se le organizzazioni iniziatiche sono segrete, questo carattere non ha qui più nulla d’artificiale e non risulta da una decisione più o meno arbitraria da parte di alcuni”. (R. Guénon, Considerazioni sulla via iniziatica, Roma 1988, pp. 124-125)

Purtroppo però la prospettiva iniziatica viene spesso fraintesa, in quanto, pur occupandosi di questioni esoteriche, spesso non si va oltre il punto di vista essoterico.

tratto da “La questione delle dottrine non scritte e l’esoterismo di Platone”
di Carmelo Muscato – Edizioni Asram Vidya



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