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410. O.B.E. ("esperienze fuori dal corpo") di Maria Grazia Parisi

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Presentiamo, di seguito, l’articolo di Maria Grazia Parisi sul tema interessante delle “esperienze fuori dal corpo”. La ringraziamo di averlo scritto in modo equilibrato rispetto a quello che si legge sovente in certi articoli e in certi libri. Noi consideriamo un fatto del tutto naturale tale esperienza ma dovrebbe essere data una più corretta informazione generale, non a favore sempre di chi è scettico per interesse (potere) o per sciocca fede nel materialismo della scienza (peggiore di quella religiosa), e lasciare ai dipartimenti della competenza tali argomenti che meritano di essere trattati in modo “tradizionale”. È importante far sapere quanto è naturale tale esperienza, anche se la maggior parte degli individui la vive inconsciamente (non avendo ancora la coscienza del tutto desta) perché rientra in quello che è la naturale struttura fondamentale, e delle funzioni naturali, dell’ente umano. Non è questione di chi crede o non crede o a cosa si crede: nell’antichità già si sono lungamente interessati, perché scoperti, dei “Diecimila Stati della mente e dell’Illuminazione”. L’India, il Tibet, la Cina e il Giappone hanno sapientemente investigato tali cose ma anche alcune correnti dell’Occidente. Le meraviglie della ghiandola pineale (epifisi), dell’Ajna Cakra , degli stati di coscienza e del Corpo Sottile (corpo astrale) sono ben conosciute negli ambiti della Tradizione Primordiale. Il problema della diffusione delle “conoscenze” sta tutto nei gradi elevati di ignoranza metafisica e di arretratezza spirituale in cui vessa, sembrerebbe irrimediabilmente al momento, l’umanità.

il Centro Paradesha

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Out of the Body Experiences
(OBE)

Gli anni Settanta del secolo scorso, anche nel nostro smaliziato e tutt’altro che mistico Occidente, videro il fiorire della sperimentazione di tecniche, antiche o moderne, di alterazione della coscienza: dai vari tipi di meditazione ai metodi di trance sufi o brasiliani, fino all’uso rituale del peyote o dell’ayahuasca (piante della tradizione religiosa e sciamanica centro e sudamericana), passando naturalmente per l’LSD e tutte le altre sostanze psicotrope conosciute. Questo fu possibile sia grazie al diffondersi di nuovi studi sulle droghe psichedeliche (e, diciamocelo, anche del loro consumo voluttuario), sia alla contemporanea comparsa di nuove strumentazioni in grado di studiare i cambiamenti nel cervello. Fu un periodo denso di studi pionieristici, alcuni dei quali appaiono oggi astrusi o pericolosi, e si cominciò a parlare non solo in termini accademici di stati di coscienza “altri” o alterati: estasi, sogni lucidi, stati di trance entrarono in laboratorio oltre che nel linguaggio comune.

La riscoperta dei viaggi astrali
Una delle “scoperte” legate a quel periodo, e da allora variamente interpretata e studiata, fu il fenomeno dei “viaggi astrali” o “esperienze fuori dal corpo” (in inglese: Out of the Body Experience, OBE). Chi afferma di averne avuto esperienza dichiara che non si tratta di sogni o illusioni, ma di esperienze reali, anche se effettuate non con il corpo fisico, con i normali sensi annessi, ma con un “corpo energetico”, tuttavia non meno reale di quello fatto di carne e ossa.

Pratiche di addestramento
Uno degli autori che più diffusamente ha raccontato e scritto della propria esperienza di OBE è William Buhlman, che nelle sue opere descrive accuratamente e passo per passo come sia possibile addestrarsi in tempi ragionevoli ad avere una OBE. Non solo: una volta sganciato il corpo non-fisico, energetico, da quello di carne, sarebbe possibile una libertà di movimento non solo in questa dimensione spazio-temporale, ma in dimensioni di pura energia, sovrapposte o parallele alla nostra, popolate da oggetti, entità, paesaggi inimmaginabili per chi è abituato a risiedere in questa unica, limitata e densa dimensione materiale.

Allucinazioni o eventi reali?
Il fatto che in quasi tutte le letterature e tradizioni del mondo compaiono costanti cenni a eventi simili, vissuti per esempio da santi, mistici e profeti, non smuove minimamente gli scettici dal pensare che tali esperienze mom siano altro che particolari stati di sogno, magari semi-lucido, o vere e proprie allucinazioni (anche se chi pratica le OBE non fa, normalmente, uso di alcuna sostanza).
Si è ipotizzato anche un legame tra le OBE e le esperienze di pre-morte, dato che i testimoni di entrambe asseriscono di aver sperimentato sensazioni a volte simili: tunnel di luce, presenze benevole e rassicuranti, paesaggi dai colori smaglianti, sensazione di pace e di armonia mai provate in precedenza. Si parla in questo caso di Near-to-Death Experiences (NDE).

Le spiegazioni degli scettici
Secondo una diffusa teoria, sostenuta da chi ritiene questi fenomeni per nulla degni di approfondimento, tali immagini rassicuranti rappresenterebbero il disperato, ultimo tentativo del cervello di lenire la sofferenza provocata dalla morte imminente, producendo una cascata di endorfine (le sostanze euforizzanti che servono, appunto, in talune circostanze, a meglio sopportare fatica e stress). In realtà, allo stato attuale non ci sono prove che il cervello, negli istanti o pochi minuti in cui la sua attività elettrica si va spegnendo, sia in grado di produrre queste sostanze. Insomma, il dibattito è destinato a continuare. Anche se molti studiosi lo ritengono superfluo perché pensano si sia già detto, conosciuto e classificato tutto su questo argomento.

E se invece fosse tutto vero?
Ipotizzando invece come vero il fenomeno delle OBE e delle esperienze di morte, ovvero che esse coincidano con specifici e naturali stati di coscienza, sebbene non comuni, verrebbero probabilmente rimessi in discussione alcuni attuali capisaldi della neurologia. Per esempio, che la coscienza sia un prodotto del cervello e non, forse, il contrario, come invece altri ricercatori vanno affermando. Tra questi il biologo inglese Rupert Sheldrake, o il neurochirurgo e psicologo Karl Pribram, sostenitori della possibilità di una sorta di coscienza non-locale, olografica, ipotizzabile sulla scia degli assunti della fisica quantistica.

Il modello olografico del cervello
Secondo lo studioso Karl Pribram, uno dei massimi studiosi dell’architettura cerebrale, la capacità del cervello di immagazzinare una mole apparentemente infinita di informazioni non si può certo spiegare con un semplice “archivio” posto nella corteccia cerebrale. Piuttosto, bisogna chiamare in causa la capacità che gli organi nervosi avrebbero di captare, registrare e interpretare interferenze d’onda sul modello degli ologrammi. Il cervello, quindi, sarebbe più che altro un ricevitore e un selezionatore di queste onde-informazioni olografiche. E la realtà stessa, così, sarebbe un oceano di frequenze, variamente lette e tradotte in impulsi dal nostro sistema nervoso.
Spingendosi ancora più in là, sostenuto dalla concezione dell’universo come continuum olografico proposta dal fisico quantistico David Bohm, Prebram ipotizzò inoltre che ogni cervello individuale sarebbe a sua volta solo un frammento di una super-mente, a cui tutto – materia, frequenze, spazio, tempo, ogni oggetto esistente, esistito o che esisterà – è infinitamente connesso. Gli stati alterati di coscienza, in questo senso, tra cui le OBE, potrebbero essere quindi una “modalità altra” di rapportarsi con il continuum di coscienza universale e di leggerne altre frequenze. Non sarebbe, perciò, il cervello che crea la mente, ma la mente universale che “crea” il cervello per poter essere espressa e funzionale alla frequenza della materia ordinaria. Una concezione davvero “spaziale”, non c’è che dire!

State per avere una OBE?

   Secondo la maggior parte degli autori che ne hanno parlato, avere una vera OBE non è così difficile, è alla portata di tutti ed è un fenomeno assolutamente naturale e innocuo.
Tra i consigli più comuni vi è quello di rilassare il più possibile il corpo e la mente, ribadendo però a se stessi costantemente l’intenzione di avere un’esperienza di “uscita” dal corpo. Si possono indurre tali stati di rilassamento anche mediante tracce audio, o con i metodi preferiti. Il momento più propizio sembra quello in cui si sta per essere vinti dal sonno, o per riaddormentarsi dopo un risveglio antelucano.

.    Segnali premonitori che una OBE starebbe per accadere sono: la sensazione di forti vibrazioni che si espandono a tutto il corpo o almeno ad alcune sue zone; in genere, è accompagnata anche da sensazione di ronzii, rombi, fischi o simili, non riconducibili a eventi reali; la sensazione di essere letteralmente risucchiati verso l’alto o da un lato; la sensazione di allontanarsi dal proprio corpo fisico e di poter esplorare l’ambiente “energetico”.

   Le prime volte è quasi impossibile non avere paura di sensazioni così particolari, anche se, viene detto, con un po’ di allenamento ci si renderà conto che non vi è alcun pericolo. Bisogna rimanere calmi, assecondare le vibrazioni, lasciarle espandere e aspettare il “distacco”. In ogni caso, basterà pensare al proprio corpo per avere un repentino (attenzione: talvolta brusco) “rientro” nel proprio corpo.

Che cosa dice la scienza?
Attualmente la medicina non riconosce valore scientifico alle esperienze fuori del corpo, anche se non nega il fenomeno soggettivo. Si tratterebbe, perlopiù, di allucinazioni ipnagogiche (derivate cioè da uno stato di alterazione psico-sensoriale dovuto alle fasi iniziali del sonno) oppure di semplici sogni o sogni lucidi (durante i quali, cioè, si sa di stare dormendo). Talvolta anche fenomeni di depersonalizzazione, ovvero sintomi psicotici, vengono raccontati dai pazienti come esperienze fuori dal proprio corpo. Una spiegazione più recente e in parte più soddisfacente, anche se non dirime la questione, starebbe nella possibilità che, in certe condizioni, vi possa essere un funzionamento de sincronizzato delle aree del cervello che ricostruiscono l’immagine sensoriale e la prospettiva del proprio corpo, alterandola fino a far “sentire” una parte di fuori da sé stessi.

tratto da “L’altra medicina”, periodico mensile n°. 23, ottobre 2013
www.laltramedicina.it


Per saperne di più
Avventure fuori dal corpo
di William Buhlman
Macro Edizioni


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